Geo&Geo promuove lo scempio dell’agrovoltaico-industriale: impietriti e sgomenti i telespettatori!

Il Programma Rai Geo&Geo gela i suoi affezionati telespettatori con la proposta-scempio dell’ agrovoltaico-industriale nei campi del BelPaese!

Una spada di Damocle di pannelli hi-tech sulle colture e sulle bellezze d’Italia!
Una contraddizione inacettabile!

Il Comitato nazionale per la salvezza del paesaggio d’Italia contro l’ eolico ed il fotovoltaico nelle aree naturali scrive al programma e alla sua conduttrice, Sveva Sagramola, con massima urgenza per allertare della grave gaffe che mette in pericolo il paesaggio, la tradizione, l’ambiente e la salute, proprio quei cardini del vero ambientalismo italiano apartitico per cui il Programma Geo è amato dai cittadini, primi fra tutti i componenti della stessa vasta rete di comitati e associazioni scriventi, raggruppate sotto la dicitura “Comitato Nazionale contro fotovoltaico ed eolcio nelle aree verdi!”

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Giovedì 15 dicembre 2011 nella trasmissione Geo & Geo (uno dei più bei programmi Rai, divulgatore di natura, scienza e cultura che ha avuto un ruolo fondamentale negli anni per la costruzione di una consapevolezza sempre più sensibile ai temi ambientali) condotto da Sveva Sagramola si è parlato di <<agro voltaico>>.

Di positivo c’è che la conduttrice e gli autori, si son posti la problematica del fotovoltaico a terra che toglie la possibilità di coltivare i terreni agricoli e di produrre gli alimenti per gli uomini e gli animali da allevamento. Ma, la cosa che potremmo sicuramente sottolineare fin da ora, è che sia mancata del tutto la domanda del come e perché si guardi ai terreni agricoli e naturali, quando si abbia ancora la quasi totalità di tetti e suoli edificati o cementificati in genere, ancora non asserviti all’installazione di pannelli fotovoltaici.

I mass media hanno recentemente diffuso notizie concernenti il diffondersi dell’agrovoltaico nelle campagne italiane. Molti articoli esaltano e parlano di progetti eco compatibili e rispetto della campagna. Ma la realtà è piuttosto diversa.

Prima di tutto bisogna aver ben chiaro in mente che tutti questi progetti vengono realizzati al solo scopo di lucrare sugli incentivi finanziari per il fotovoltaico. Senza incentivi nessuno li proporrebbe perché sono assolutamente antieconomici.

Si badi bene che in nessun caso vengono proposti progetti per aggiungere coperture fotovoltaiche a serre agricole già esistenti, dove già si coltiva. Invece vengono realizzate, ex novo, serre di notevolissime dimensioni su campi liberi. Serre che ombreggiano centinaia di ettari di terreno agricolo senza che sia assolutamente chiaro se e cosa sia possibile coltivare la sotto – le piante hanno bisogno di luce.

Del resto a chi investe nel fotovoltaico la resa agricola interessa ben poco visto che la quasi totalità dei proventi arriva dagli incentivi.

A Geo & Geo si è mostrata una particolare tipologia di impianto agrovoltaico esaltandone le virtù e la “bellezza” ma si è omesso di dire che quegli impianti necessitano di una superficie 7 volte maggiore rispetto a un normalissimo impianto posto su una tettoia ben orientata>. Si tratta quindi di un progetto che se venisse esteso e sviluppato porterebbe a ricoprire migliaia di ettari di terreno agricolo con un immenso reticolo di pannelli fotovoltaici, cavi e pali metallici per avere in cambio rese energetiche ridicole e una pesante manomissione del paesaggio agricolo.
Il grande pericolo di operazioni come questa è che una volta che i campi saranno convertiti in finte “serre” la loro destinazione d’uso cambierà da agricola in industriale e sarà possibile ricoprirli di cemento.

Ci sono milioni di tettoie su edifici recenti e tantissime aree industriali che non aspettano altro che essere ricoperte da pannelli fotovoltaici e da impianti per il solare termico.

Lì c’è tanto spazio libero, si usi quello, atteso che i pannelli siano garantiti dal rilascio di componenti inquinanti, specialmente in caso di rottura accidentale dei vetri.

Si sottolineano quindi le perplessità  riguardo l’agrofovoltaico, che non sono poche:

La questione dei campi elettromagnetici

Viene evidenziata nell’articolo – Agrofotovoltaico: Pannelli solari e colture sullo stesso terreno- di Virginia Greco del 22 novembre 2011 sul sito www.ilcambiamento.it  :

“A dar vita ad ulteriori perplessità contribuisce la questione dei campi elettromagnetici che si generano intorno ai pannelli. Certo, i dispositivi sono collocati abbastanza in alto, ma quale il rischio che tali campi interferiscano con il processo produttivo?”

“Tecnologicamente tutto si può fare: in Olanda da anni coltivano i pomodori con l’acquacoltura nelle vasche da bagno, ma a livello nutritivo come sono quei pomodori?”, questo il paragone apportato da Maurizio Gritta, presidente della cooperativa agricola biologica Iris, che opera su 40 ettari di terreno nel Parco naturale Oglio sud, vicino Cremona. “I campi magnetici non vanno d’accordo con i prodotti biologici e le coltivazioni in genere – continua Gritta – nel nostro pastificio abbiamo dislocato assorbitori di campi magnetici per non danneggiare i cereali, perché le rilevazioni hanno dimostrato che le macchine ne producono. Come sempre, difficilmente una tecnologia riesce a risolvere un problema senza crearne altri”.

Pannelli solari a cinque metri di altezza sui campi rovinano il panorama rurale

Sempre dal medesimo  articolo di Virginia Greco -22 novembre 2011- dal sito www.ilcambiamento.it :

In primo luogo viene la questione estetica: in molti sostengono che distese di pannelli solari a cinque metri di altezza sui campi non siano un bello spettacolo e che rovinino il panorama rurale.

Segue l’interrogativo riguardo alla qualità dei prodotti cresciuti sotto metri quadrati di impianti fotovoltaici. “Personalmente non vi coltiverei mai prodotti orticoli o altre colture commestibili, bensì solo fiori – afferma Daniele Toniolo, presidente della sezione veneta della Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) – le verdure hanno bisogno di luce diretta, il rischio è che si coltivi come in una serra”.

Problema di eventuali pannelli al tellururo di cadmio

E se l’agrovoltaico utilizzasse pannelli potenzialmente pericolosi per la salute? Quale sarebbe L’impatto sulla catena alimentare?

Tra le prime colture prodotte sotto quei pannelli vi è il grano, che finisce direttamente nei cibi sulle nostre tavole, e vi è stato il miglio come foraggio, ma si pensi che i pannelli al cadmio “spolverano” in gergo tecnico, cioè si rovinano sotto gli agenti atmosferici e particelle di velenosissimo cadmio potrebbero finire nei terreni e nelle colture in essi presenti, quindi il miglio usato per alimentare gli animali potrebbe intossicarli e in tal caso inevitabilmente si produrrebbero carni e latte (al cadmio) che finirebbero comunque nella catena alimentare.
Inoltre si pensa di produrre sotto quei pannelli un finto biologico commestibile per gli umani che nessuno mangerebbe mai se si appurasse che i pannelli contengono cadmio e se i consumatori fossero a conoscenza degli effetti nocivi sulla salute del cadmio. Già i campi ricoperti di pannelli al tellururo di cadmio sono pericolosi per le colture vicine, ma l’agrovoltaico è ancor peggiore perché dispone i pannelli proprio sopra le colture… Il problema/paradosso dei pannelli al tellururo di cadmio è che si stanno diffondendo maggiormente dato i costi inferiori rispetto ai pannelli al silicio, è che hanno un rendimento energetico pure inferiore rispetto ai pannelli al silicio, quindi per produrre la stessa quantità d’energia bisogna impiantare dal 40% al 100% di pannelli in più, devastando maggiormente il nostro territorio, ed avvelenandolo sempre più.

Ecco quanto viene riportato in un articolo di Marta Mainini: “i pannelli fotovoltaici possono essere di diversi tipi, in silicio mono o policristallino, o amorfo. Mentre quelli in silicio monocristallino e policristallino sono i più efficienti e allo stesso tempo i più costosi, iniziano a diffondersi in maniera preoccupante i pannelli amorfi, moduli costruiti su una lastra di vetro, di pochi millimetri, su cui viene distribuito il silicio. Questi ultimi hanno il vantaggio di essere più economici, ma garantiscono un rendimento inferiore rispetto ai primi, quindi l’impiego è solitamente in impianti di ampie superfici. La denuncia che Casertano torna ad evidenziare nel libroLa Guerra del Climasi inserisce proprio in questo passaggio, in quanto sembra che «alcuni pannelli amorfi siano prodotti con composti al tellurio di cadmio, una sostanza classificata come velenosa a livello europeo».

«In un altro caso limite – aggiunge l’esperto – nella produzione di pannelli può essere impiegato anche l’esafluoruro di zolfo. È un gas dalle caratteristiche uniche: se inalato, abbassa la voce (al contrario dell’elio, che la alza); è usato dai maghi per far galleggiare oggetti nell’aria. Soprattutto, però, è fra i più potenti gas serra che esistano».

A questo proposito lo stesso Casertano si stupisce della singolarità con cui il Comitato Ambiente del Parlamento europeo, nel mettere al bando nel 2011 una serie di sostanze pericolose presenti nelle apparecchiature tecnologiche, tra cui il cadmio, abbia posto una deroga per il tellurio impiegato nei pannelli fotovoltaici.«Evidentemente – conclude l’autore – le ragioni industriali hanno prevalso su quelle della protezione della salute». Non è forse un caso che la Cina si sia ormai confermata la maggior produttrice mondiale di pannelli solari: mercati in crescita, libertà d’azione e industrie concorrenti bloccate dal rispetto di vincoli di emissioni di cui il paese della grande muraglia non deve preoccuparsi, almeno per il momento.”

Soluzione logica e davvero ambientalista sarebbe quella di dirottare gli incentivi verso il solare termico e il fotovoltaico senza cadmio installato esclusivamente sui tetti e nelle zone industriali. Purtroppo in Italia di recente si son aperti nuovi stabilimenti che producono pannelli al cadmio quindi è bene non incentivare ulteriormente questo tipo di impianti  affinché non si abbia in futuro un nuovo caso amianto, questa volta magari dovuto al cadmio.

Impatto ambientale sui territori non controllabile

In base alle “Linee guida per lo svolgimento del procedimento, unico, relativo alla installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, di cui al D.Lgs. 387/2003 è prevista la procedura di DIA (che ora pare sia stata sostituita del tutto dalla SCIA, che consente di installare subito e senza alcuna attesa di tempi minimi per eventuali controlli preventivi) per “gli impianti di produzione di energia solare fotovoltaica posti sopra le coperture di manufatti a destinazione agricola ecc.” in deroga all’Autorizzazione Unica.

Ciò significa che la valutazione sull’impatto ambientale, sul paesaggio e sul territorio, è soggetta a controlli molto inferiori, anche per impianti di grande estensione (invece TUTTI gli impianti industriali fotovoltaici superiori al MW sono sottoposti a VIA – Valutazione Impatto Ambientale).

Gli impianti agri fotovoltaici (comprese le serre) hanno, se possibile, un impatto visivo ancora peggiore rispetto ai classici pannelli a terra. Posizionare i pannelli a 5 metri dal suolo, non risolve minimamente il problema dell’inquinamento visivo, anzi lo aggrava. Questi impianti hanno una resa energetica di gran lunga inferiore rispetto ai normali impianti fotovoltaici installati su tettoie ben orientate, ed è facile prevedere che questo comporterà la necessità di posizionarli su superfici sempre più ampie. Si danneggeranno in modo grave i paesaggi agricoli con ovvie ricadute di danni economici anche sulle strutture turistico-ricettive, quali le migliaia di aziende agrituristiche dislocate sulla nostra penisola, dove i cittadini  si recano per ristorare il corpo e l’anima dall’inquinamento delle città.

Pertanto ci chiediamo: che senso ha inquinare anche le nostre campagne? Quale sarà la qualità dei prodotti coltivati tra pannelli fotovoltaivci e campi elettromagnetici? Lecito è anche chiedersi se l’agrovoltaico, definito (a fine servizio mandato in onda il 15 dicembre scorso) come “una scommessa del Made in Italy per un futuro ecosostenibile” sia davvero ecosostenibile come si vuol far credere! Basti soffermarsi sul significato del termine eco-sostenibile ( che deriva dal greco oikos ‘casa’, ‘ambiente’ e sostenibile, laddove per ‘sostenibilità’ s’intende la capacità di garantire una migliore qualità della vita per tutti, nel presente e per le generazioni future, cioè senza pregiudicare la capacità delle future generazioni di rispondere alle loro necessità) per capire che non solo l’agrovoltaico non è affatto ecosostenibile per il nostro presente ma neppure per le future generazioni.

Non bisogna confondere la green economy con l’ecologia, son cose differenti tra loro, che sarebbe bello se coincidessero ma la realtà dei fatti recenti parla chiaro e dice che purtroppo spesso non vi è coincidenza tra le due cose. L’ecologia, il pensare davvero all’ambiente implica il rispetto vero per la natura. L’Agricoltura è Vita ed in quanto tale va preservata nella sua Sacralità, rispettandola così come è stata creata e pensata per la sopravvivenza nostra e delle generazioni future; va tutelata e protetta da ogni contaminazione, per offrire ai nostri figli e alle generazioni future una Terra da vivere e possibilmente più sana, migliore e meno inquinata di come l’abbiamo trovata!

Lo sviluppo energetico ed economico senza il rispetto etico delle generazioni presenti e future è poco lungimirante.

Pertanto chiediamo al servizio pubblico RAI, anche a nome dei tantissimi Comitati locali che combattono le aberrazioni “falso green” del fotovoltaico industriale a terra, che venga dato spazio anche alle nostre controdeduzioni per evidenziare le ragioni della nostra contrarietà a questo tipo di “impianti industriali”.

Comitato Nazionale Contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi.

17dicembre 2011

Sito web: https://controfotovoltaicoeolicoareeverdi.wordpress.com/

Forum di discussione anche sul Gruppo facebook del comitato che conta di oltre 5000 aderenti http://www.facebook.com/groups/192311587488270/

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4 thoughts on “Geo&Geo promuove lo scempio dell’agrovoltaico-industriale: impietriti e sgomenti i telespettatori!

  1. Giacinto Curcio cheiede di aggiungere il seguente commento.

    Bisogna chiarire sui termini per evitarne abusi. Il “Made in Italy” come Marchio di Qualità, è un’invenzione dell”Alta Moda, che enfatizzava la grande tradizione artistica italiana. Il “Made in Italy” dei prodotti alimentari esportati, trova invece, la sue radici e valore, nel grande e antico patrimonio agricolo ed enogastronomico italiano, che, indissolubilmente, è legato all’antico paesaggio agricolo italiano, ricco di diversità biologiche e agro-culturali, portate avanti con cure non industrializzate, ma direttamente da chi coltivi e consumi, e quindi scevre da manipolazioni e sofisticazioni. Offrire quindi, un paesaggio industrializzato, equivale a rompere l’incanto, e la sostanza, di un patrimonio unico da spendere sul mercato internazionale del Turismo di qualità. Quando si parla di Sviluppo e Turismo Ecosostenibile, si vuole intendere proprio un qualcosa che a fronte di quanto vada fatto per accogliere e rendere fruttuoso un comparto del tutto da incentivare, non lo si debba fare a scapito del patrimonio paesaggistico, naturale e agro-culturale unico al mondo, che ne è il fondamentale e indispensabile presupposto. Altrimenti, per assurdo, per risanare il debito pubblico italiano, al pari dei non più esistenti antichi paesaggi agricoli e culturali, potremmo pure pensare di vendere i Bronzi di Riace o un po’ di quadri di Tiziano, e credere di avere la stessa quantità di visitatori esteri, mettendo dei buoni calchi e delle ottime fotografie, in copia autenticata anche dal Presidente della Repubblica, che ovviamente si avvarrà dei maggiori e riconosciuti esperti al mondo! (Giacinto Curcio)

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