Ora si SALVI l’ITALIA: RINNOVABILI INDUSTRIALI, la Crisi “eco-finanziaria” da cui la Spagna si è tirata fuori!

Lettera aperta urgente per il Governo
Roma, 12 febbraio 2012

Il Governo Monti segua il virtuosissimo esempio Spagnolo,
tagli con coraggio la maxi-speculazione del fotovoltaico e dell’eolico industriale, cancellando ogni pubblico incentivo, con valenza quanto più retroattiva possibile, data la totale assenza di alcuna “equità” in quegli assurdi incentivi, dalle conseguenze persino incostituzionali ai danni del Paese, tassi pertanto tutti quegli impianti che devastano la qualità di vita dei cittadini ed il paesaggio difesi dalla Costituzione, e dunque con esso l’economia italiana, il turismo e il settore silvo-agro-pastorale!

<< Siano esclusi da tali provvedimenti gli impianti fotovoltaici virtuosi davvero che son solo quelli ubicati sui tetti dei tantissimi inutilizzati tetti degli edifici recenti, specie poi anche se per l’autoconsumo >>

Uscire dalla crisi non si può senza tagliare queste assurde esorbitanti voci di spesa, speculazione e di danno al BelPaese, che indeboliscono le casse dello Stato e le tasche dei cittadini, come delle aziende piccole e non, che assorbono risorse ben più utili per sanità, istruzione, e “ambiente”, quello vero, come i rimboschimenti con essenze naturali autoctone, le bonifiche-decementificazioni con ripristino della fertilità e rinaturalizzazione delle aree inquinate-degradate, i sussidi per l’agricoltura biologica!

Dopo la lettera al Governo sottoscritta da ben 60 associazioni e dal “Comitato Nazionale contro il fotovoltaico e l’eolico nelle aree verdi, e più in generale naturali”, il Comitato Nazionale lancia d’urgenza questo invito a seguire con forza il provvidenziale esempio Spagnolo, anche di fronte ai maldestri tentativi delle lobby speculative di stravolgere tramite taluni parlamentari il Decreto del Governo “Salva Italia dalla piaga del fotovoltaico industriale nei campi”, ovvero l’articolo 65, contenuto nel recente Decreto Liberalizzazioni, che il Parlamento deve ratificare in legge nei prossimi giorni.
La Spagna, travolta dalla crisi economica e finanziaria, ha adottato una decisione virtuosa e coraggiosa, quanto giusta, inevitabile e ormai-improcrastinabile in materia di energia: il Governo ha, infatti, deciso di sospendere tutti gli incentivi per la costruzione di nuovi impianti industriali di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, senza cedere, con onore e senso delle istituzioni e dello stato, nonché dell’emergenza finanziaria in corso, alle lamentele delle lobby più coinvolte nella più grande speculazione che la Spagna abbia mai subito, quella della Green Economy Industriale!

Il Governo italiano prenda in considerazione seriamente questa opzione e dichiari una moratoria immediata degli impianti eolici e fotovoltaici industriali e la sospensione di tutti i sussidi d’ogni tipo, incentivazioni dirette ed indirette, avviando una seria azione di tassazione sugli impianti che hanno già devastato il paesaggio italiano proprio perché impianti industriali realizzati in aree agricole o naturali.

Un provvedimento che deve riguardare gli impianti industriali di eolico e fotovoltaico, quelli cioè volti alla prioritaria vendita dell’energia prodotta, sia che siano realizzati in mare, o sulla terraferma, in aree agricole e naturali, (cioè non industriali), sia posizionati al suolo che sopraelevati e su serre.

Siano essere ovviamente esclusi da tali restrizioni gli impianti fotovoltaici virtuosi quelli cioè ubicati sui tetti degli edifici recenti, superfici queste biologicamente morte e di niuno valore estetico, e tanto più se non industriali per prioritaria autoproduzione dell’energia!

La Spagna taglia gli incentivi perché il suo sistema di incentivazione non è compatibile con la situazione di crisi economica, che è la stessa che vive l’Itala. L’Italia è in una situazione molto simile e la crisi finanziaria-economica non è stata affatto debellata, anzi.

La Spagna dunque uno stato gemello di sventura dell’Italia, vessati entrambi dalla speculazione della Green Economy Industriale di eolico e fotovoltaico, venuta meno ad ogni buon principio di ecologia e divenuta paradossalmente strumento di devastazione di ambiente, paesaggio, economie locali, vita e qualità di vita, nonché elemento di pericolosità diffusa nel territorio per la pubblica incolumità (vedi solo il tossico cadmio presente nei pannelli fotovoltaici, e il rischio mortale per il lancio di frammenti di pale eoliche a distanze notevoli a seguito delle frequenti loro rotture, solo ad esempio).

Ma la Spagna vessata da questo problema prima ancora dell’Italia in ordine cronologico ha saputo liberarsi dalle coltri di mala informazione strumentale falso-green con cui le coinvolte lobby stavano cercando di consolidare un castello speculativo senza precedenti che ha indebolito gli stati e le tasche dei cittadini! Che ha distrutto intere floride economie locali turistiche e silvo-agro-patorali d’eccellenza!

Una deriva che ha visto persino favorita la malavita e visto la corruzione più dilagante in moltissimi casi accertati dalle Procure Italiane e dall’ Europol (l’ Agenzia di Polizia Europea che ha denunciato il fenomeno collegato del riciclaggio di denaro sporco nelle energie pulite).

E’ per tutto questo che la Spagna ha saggiamente posto fine a tutta la speculazione faslo-green, in maniera virtuosa ed esemplare. Una speculazione che in tempi di crisi vede finire i lauti incentivi pubblici nazionali nelle tasche di multinazionali estere, persino asiatiche extraeuropee, le ultime proprietarie finali degli impianti.

Gli incentivi per gli impianti rinnovabili industriali hanno e stanno arricchendo, infatti, in massima parte i produttori stranieri e hanno alimentato interessi spesso puramente speculativi che hanno contribuito ad alleggerire le tasche dei cittadini che finanziano questo sistema con le proprie bollette elettriche che non a caso stanno subendo rincari spaventosi che crescono stringendo un cappio al collo alle famiglie e alle piccole medie e grandi aziende sempre più costrette dunque a licenziare e a de localizzare la produzione all’estero di fronte agli insostenibili rincari in bolletta per quelle che avrebbero dovuto essere le energie sostenibili. Le incentivazioni esorbitanti per gli impianti eolici e fotovoltaici a terra hanno drenato ingenti masse di capitali favorendo spesso l’arricchimento indebito di imprese speculative che non hanno dato nessun valore aggiunto all’economia italiana, e neppure significativi reali posto di lavoro, come evidente data l’automazione altissima a regime degli estesissimi impianti. All’atto pratico l’Italia è diventata un cimitero di pannelli fotovoltaici e aerogeneratori prodotti all’estero.

L’incentivazione di questi comportamenti speculativi ha recato grave danno al patrimonio paesaggistico italiano (fatto gravissimo per una nazione che vive anche di turismo), ha comportato la distruzione di intere floride economie locali turistiche e silvo-agro-pastorali d’eccellenza, ha favorito la malavita e la corruzione – moltissimi sono i casi accertati dalle Procure Italiane e dall’Europol (l’Agenzia di Polizia Europea che ha denunciato il fenomeno collegato del riciclaggio di denaro sporco nelle energie pulite).

Una moratoria immediata delle istallazioni di impianti industriali rinnovabili e il blocco degli incentivi per gli stessi darebbe la possibilità al Governo di rivedere il complessivo sistema di incentivazione e di farlo rientrare su binari finanziariamente più sostenibili, quelli cioè che premiano l’autoproduzione che impiega le aree dei tetti degli edifici recenti incentivandola, e invece tassano e tolgono totalmente gli incentivi ai grandi impianti industriali (quelli indicativamente superiori ai 200-300 kW).

Consentirebbe di bloccare la realizzazione di un’enorme massa di impianti fotovoltaici a terra, anche di enormi dimensioni, di fermare la distruzione di pregate aree naturali e di alto valore paesaggistico da parte di impianti eolici industriali, nonché salvare la qualità e salubrità di vita per i cittadini, gravemente minacciata da questi impianti dal notevole ormai notorio impatto (acustico, visivo, elettromagnetico, ecc.), e la biodiversità agricola e selvatica del paese (si pensi ai danni mortali sui volatili delle pale eoliche solo ad esempio, e al consumo di pregiato suolo agricolo). Subisce il paese una corsa ai grandi impianti che va frenata inderogabilmente e con massimo coraggio. Un’emergenza la cui soluzione è tra i compiti fondamentali di questo Governo in questo preciso momento così critico sotto ogni punto di vista; un dovere persino costituzionale a difesa dell’ambiente e del paesaggio (art. 9, Costituzionale della Repubblica Italiana), così tanto minacciati da una Green Economy che ormai tutti sappiamo e vediamo avere, purtropo, molto poco di ecologico!

Comitato Nazionale contro il fotovoltaico e l’eolico nelle aree verdi, e più in generale naturali

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