Comunicato Stampa sul Decreto Rinnovabili Elettriche – “Il Governo osi fino in fondo: dia uno STOP definitivo alla speculazione eolica.”

COMUNICATO STAMPA del 31 marzo 2012

Esprimiamo apprezzamento per la
bozza di decreto governativo
sulle rinnovabili elettriche.

Caldeggiamo una severissima limitazione all’accesso agli incentivi per gli impianti rinnovabili industriali.
Il Governo osi fino in fondo:
dia uno STOP definitivo alla speculazione eolica.

Il Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi esprime il proprio apprezzamento per la bozza relativa al “Decreto sulle Rinnovabili Elettriche” emanata dal Ministro dello Sviluppo Economico di concerto col Ministro dell’Ambiente resa nota qualche giorno fa.

La bozza, se approvata così com’è, segnerebbe un’importante dicotomia con quanto verificatosi fino ad oggi. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’esplosione di impianti eolici industriali che hanno letteralmente devastato dal punto di vista paesaggistico e ambientale alcune zone d’Italia, soprattutto nel meridione. Questa massa incontrollata di impianti industriali rinnovabili ha goduto, senza limitazione alcuna, di ingentissimi incentivi che gravano in modo intollerabile e pesantissimo sulla bolletta elettrica degli italiani.

Ora pare che il Governo stia correndo ai ripari imponendo una serie di misure che finalmente mettono un tetto annuo alla potenza installata che accederebbe agli incentivi. Bene, era ora.

La bozza prevede, infatti, delle misure di contingentamento per evitare che la spesa sfugga ad ogni controllo, istituisce delle aste al ribasso per gli impianti oltre i 5 MW e l’iscrizione a registri nazionali per tutti gli altri. I registri stabiliscono dei volumi massimi predefiniti per ciascun anno e per tecnologia e creeranno graduatorie seguendo criteri di priorità.

Invitiamo il Governo a non recedere dalle intenzioni manifestate, lo esortiamo a non cedere alle pressioni della speculazione che iniziano già a manifestarsi e, anzi, auspichiamo che l’azione governativa prenda coraggio e diventi consequenziale a quanto esposto nelle premesse della bozza. Esortiamo il Governo a porre unoSTOP definitivo alle tecnologie più dannose per il paesaggio, come l’Eolico, e ad allocare le risorse così risparmiate al ben più benefico settore del risparmio energetico e dell’efficienza.

Il Governo sappia fin da ora che se questo sarà l’esito della sua azione avrà il plauso e l’approvazione delle migliaia di cittadini che hanno subito inermi la devastazione causata dalle energie rinnovabili industriali fuori controllo quali l’eolico industriale.

Il Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi non è avverso alle energie rinnovabili ma ribadisce di essere fermamente contrario alle speculazioni ordite sulla testa dei cittadini a danno dell’ambiente e dei territori.

Il Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi

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Il “vandalismo eolico” mette a grave rischio uno stupendo distretto-monumento candidato alla protezione UNESCO

Sono decine, anzi centinaia, i luoghi stupendi del nostro paese che hanno resistito per secoli e ora, in pochi mesi, potrebbero essere irrimediabilemte deturpati o distrutti a causa di installazioni eoliche industriali. Per sempre.
Riportiamo un articolo del sito web Il Capoluogo.


L’Aquila, 27 mar 2012 – I cinque comuni della baronia di Carapelle non consentiranno che i loro paesaggi da cartolina siano deturpati dalle orribili torri sovrastate dalle pale eoliche. «La realizzazione di un parco eolico nel comune di San Pio delle Camere potrebbe ipotecare la candidatura della Baronia di Carapelle (l’antica  denominazione dei comuni della vallata al tempo dei Longobardi) a diventare patrimonio protetto dall’Unesco. Una richiesta peraltro già avanzata all’organismo internazionale». Questo il timore espresso dal sindaco di Santo Stefano di Sessanio, Antonio D’Aloisio.

 Il primo cittadino concorda con la petizione lanciata dal regista tedesco Georg Brintrup, tuttavia la protesta potrebbe andare anche oltre con la presentazione di un ricorso al Tar nelle prossime settimane cui aderirebbero anche i sindaci dei comuni dell’antica baronia. Le tre torri con le pale eoliche sarebbero un pugno nello stomaco, una nota stonata non solo nella “cartolina” di Santo Stefano, ma anche in quella dei borghi vicini.

«Ho fatto cenno della questione  al sindaco di San Pio delle camere, Francesca D’Andrea – ha continuato D’aloisio – Mi ha detto che la centrale è una eredità della passata amministrazione che si era dotata di tutte le autorizzazioni». Che sia troppo tardi?  Il problema è anche ambientale visto che l’installazione delle pale comporterebbe lo squarcio delle creste della montagna.

Sulla questione è intervenuto anche il presidente dell’Anci, Antonio Centi. «In un Paese fragile come l’Italia ed in quanto tale affascinante ed unico al mondo, non si possono assumere decisioni riguardanti le trasformazioni territoriali legittimandole solo sulla base delle autorizzazioni formali – scrive Centi in una nota –  Non ci si può astrarre dai contesti ovvero dalla vera ricchezza dell’Italia ed in tal senso il contesto di Santo Stefano di Sessanio – uno dei Borghi più Belli d’Italia, dovrebbe entrare come componente aggiuntiva, imprescindibile di qualsiasi decisione amministrativa. Non  mi preoccupo di sapere se il paventato parco eolico a ridosso di Santo Stefano di Sessanio disponga delle autorizzazioni. Se, come sembra, ne dispone, ci si troverebbe di fronte al caso classico di una distruzione autorizzata di immagine di un territorio delicato e pregiato. Bisogna far di tutto per evitare un tale disastro paesaggistico».

A.Cal.

Attacco eolico alla Liguria: Italia Nostra e WWF dicono di no

In Liguria sono allo studio pesanti modifiche ai procedimenti di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) e Screening col fine di aumentare a dismisura il numero delle aree idonee ad ospitare giganteschi e deturpanti impianti industriali eolici.
Italia Nostra Liguria esprime notevoli perplessità e il WWF ligure prosegue nella sua preziosa opera di vigilanza ed opposizione puntuale ai progetti di eolico industriale che mettono in pericolo il territorio ligure.

Riportiamo la dichiarazione rilasciata da Roberto Cuneo apparsa su Savonanews.it

Abbiamo letto dell’intenzione della Regione Liguria di sviluppare maggiormente l’eolico nella nostra regione.
Suggeriamo di approfondire il tema soprattutto per quanto riguarda l’energia realmente prodotta e cioè i kWh. Infatti tutte le informazioni disponibili sugli impianti esistenti e su quelli progettati riguardano la potenza (MW) e non l’energia.
Purtroppo c’è confusione sull’argomento, anche sulla stampa più attenta, ma sottolineiamo che tra kW e kWh c’è la stessa differenza che c’è tra i meli e le mele: possiamo avere tanti meli e poche mele ma ciò che la gente compra e mangia sono le mele e non i meli. Cioè ciò che veramente importa è l’energia prodotta (kWh), che è quello che consumano i cittadini, e non la potenza (kW) che è quello che mettono gli imprenditori (e si fanno pagare).

Sottolineo che nelle occasioni di incremento delle pale eoliche (Stella e Cadibona) chiesi al team dello screening regionale di darmi i risultati di produzione dell’esistente per valutare se valesse la pena di raddoppiare l’impianto (come si fa in qualsiasi industria quando si vuole raddoppiare un impianto) e i funzionari della Regione mi hanno confessato di non esser riusciti ad ottenere di questi dati.

Osservo che, per un meccanismo degli incentivi imperfetto, gli imprenditori hanno ricchi vantaggi anche solo nell’installare anche se poi la produzione reale è sostanzialmente marginale. La difficoltà di avere i consuntivi di produzione alimenta qualche sospetto.

Le pale eoliche producono al meglio nelle zone in cui il vento è forte e soprattutto, continuo in direzione e intensità cosa che in Liguria non avviene; con un vento a folate le pale devono continuamente riorientarsi con continue interruzioni di produzione. Pertanto le tavole che danno solo il vento medio non sono indicative della reale capacità di produrre energia utile.

Sarebbe utile che la Regione esigesse e comunicasse i consuntivi produttivi confrontati con i dati di progetto (generalmente in Italia a progetto si prevedono 2200 ore di produzione mentre a consuntivo sono meno di 1500).

Infine segnaliamo che Il Presidente del WWF Liguria, Marco Piombo, ha inviato alla Regione Liguria un documento contenente numerose osservazioni in opposizione alla realizzazione di una centrale eolica in località Erzelli nel Comune di Genova.
>> Leggi il documento

Allarme speculazione eolica nella provincia di Chieti

Riportiamo un articolo a firma Marirosa Barbieri apparso su primadanoi.it

I Signori del Vento. Il Comitato “Dinamismi” chiama così gli imprenditori eolici che in nome del “rinnovabile” prendono di mira i territori con progetti mastodontici e denunciano «la speculazione eolica a sud della provincia di Chieti».
Nel report tracciato dall’associazione sono indicati alcuni impianti eolici industriali nella provincia di Chieti ed è segnalata «l’anomalia di Castelguidone». Qui, secondo il gruppo Dinamisi, è in corso da tempo uno scontro tra una fetta di cittadini e la società Ipotenusa srl che ha ripresentato il progetto di un impianto eolico già bocciato dalla commissione Via della Regione.
«Dopo il primo no del comitato», ha dichiarato il gruppo, «la società ripropone il progetto limitando il numero di aerogeneratori a 7 anziché 10».

LA FOTOGRAFIA
Dai dati forniti dall’associazione Dinamismi sull’attività eolica nella Provincia di Chieti su 14 comuni della Provincia di Chieti interessati dagli impianti solo alcuni hanno ottenuto l’ok del Comitato Via o sono in fase di approvazione.
Si tratta di impianti installati a Castiglione, Fraine, Montazzoli (282 MW), Palena Sangro (da 5 MW) appartenenti a ditte non indicate e realizzati prima dell’emanazione delle Linee Guida della Regione Abruzzo (quelle che fissano i criteri richiesti per gli impianti); poi ci sono strutture approvate ed in attesa di installazione a Fallo ( della Ecowatt srl) e Civitaluparella (della Civitaluparella Wind srl), entrambe hanno ottenuto giudizi favorevoli con prescrizione, San Giovanni Lipioni(della Eolica Lucana srl), Celenza sul Trigno/Torre Bruna (della Ener Wind srl). Altri impianti hanno ottenuto il parere Via come a Castelguidone (Ipotenusa srl), Quadri/Pizzoferrato(Sier srl), Atessa (Abruzzo rinnovabile srl), Montazzoli, Colledimezzo (Fera srl), infine alcuni hanno conseguito la Va (Valutazione Ambientale) come la Energy System Service srl a Dogliola, la Tecnoland snc a Gissi/ Atessa, la Etos Energia srl a Cupello, la Etos Energia srl a Carpineto Sinello, Guilmi e Liscia.

CASTELGUIDONE: 7 TURBINE MEGLIO DI 10
A Castelguidone la questione dell’impianto eolico ha assunto i contorni di uno scontro/confronto tra cittadini e ditta.  La società Ipotenusa srl il 12/02/2010 ha presentato alla Commissione di Valutazione di Impatto ambientale della Regione Abruzzo il progetto di eolico industriale di 10 aerogeneratori da 2 MW ciascuno, da installare a circa 1 Km dal centro abitato.
Il progetto, sostenuto con una convenzione stipulata (secondo il gruppo Dinamismi si tratta di 20.000,00 euro) da Ipotenusa srl a favore del Comune di Castelguidone qualche mese prima, viene bocciato dalla Commissione di Valutazione di Impatto ambientale con giudizio n°1664 del 25/01/2011 «perché l’intervento proposto nel suo complesso riguarda un’area ad alto rischio idrogeologico con frane in atto e molte aree potenzialmente tali. L’intervento proposto sia per l’ubicazione delle pale, sia per la viabilità, sia per l’area di stoccaggio e per il significativo movimento in terra con scavi e riporti nel suo complesso, è determinante per generare e/o accentuare fenomeni in atto di dissesto».
Oggi, a distanza di 1 anno dalla bocciatura, secondo il gruppo Dinamismi, la Ipotenusa srl «avrebbe presenta nuovamente il progetto di eolico industriale nello stesso posto, Monte San Vito, limitando il numero di aerogeneratori a 7».
Il comitato si è domandato il perché di questa ribalta e soprattutto ha chiesto chiarezza al Comune. «Cosa è cambiato», si è chiesto, «nella zona definita circa un anno fa “ad alto rischio idrogeologico, con frane in atto e molte aree potenzialmente tali”, da permettere alla Ipotenusa srl, insieme all’amministrazione comunale, di presentare nuovamente il progetto, con le medesime caratteristiche?».
Già da tempo il gruppo ha preteso di consultare le carte ed i documenti di bilancio comunali anche in assemblee pubbliche, incassando picche.
«Il bilancio è richiesto per capire le reali dinamiche », hanno dichiarato alcuni cittadini rammentando che «è un diritto del cittadino chiedere dei documenti pubblici».
Tra le obiezioni del movimento all’impianto, il rischio idrogeologico,l’ inquinamento acustico, la distanza troppo ridotta dall’abitato. Il comitato Dinamismi ha portato avanti la sua battaglia contro l’eolico selvaggio depositando anche in Regione le osservazioni contro il progetto di wind-farm della Ipotenusa Srl.

Marirosa Barbieri

>> Report Impianti eolici industriali nella provincia di Chieti

Puglia: proposta di legge regionale per dare il colpo di grazia al territorio.

La LIPU dice no alla proposta di legge presentata dal consigliere Epifani (PD) in Puglia che vuole dereregolamentare ulteriormente il settore delle rinnovabili nella regione. Tutto il contrario di quello che sarebbe necessario dopo anni di crescita incontrollata e selvaggia dell’eolico industriale e del fotovoltaico sui terreni agricoli. Proposte di legge di questo tipo sono esclusivamente delle “stampelle” a sostegno di un settore che, in Puglia ma non solo lì, si è caratterizzato per speculazioni finanziarie incontrollate che hanno gravemente danneggiato il territorio e arrichito chi non se lo merita.
Segue il comunicato emesso dalla LIPU, il Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi si associa.

La storia si ripete: ieri l’epoca Frisullo generava anni di speculazione selvaggia e norme di favore con risultati devastanti per la povera Puglia. Oggi il consigliere Epifani (PD) propone un pessimo disegno di legge regionale che  favorisce ancora la speculazione ai danni dell’ambiente attraverso nuovi allentamenti delle maglie regolamentari vigenti, già colpevolmente tardive e non garantiste.

In commissione Ambiente del Consiglio Regionale si è svolta a febbraio l’audizione sulla proposta di legge. Il Presidente della Commissione Pentassuglia (PD, noto per il DdL “ammazzaparco” delle Gravine e per l’emendamento “sparatutto” in materia di caccia) ha convocato le parti interessate, avendo cura di non invitare la LIPU tra le Associazioni ambientaliste. La LIPU ha ugualmente inviato articolate controdeduzioni alla Commissione.

Visto il disinteresse della Commissione, le controdeduzioni sono state inoltrate anche al Presidente Vendola e agli assessori al ramo (Ecologia, Territorio e Sviluppo Economico) rappresentando le preoccupazioni per un provvedimento totalmente avulso dalla sostenibilità. (* si rimanda all’approfondimento in coda circa i principali punti contestati).

In una situazione di degrado per la grande quantità di centrali industriali eoliche e fotovoltaiche parcellizzate su vasta scala e di palese carenza di governo a livello regionale e nazionale, il buon senso avrebbe voluto che la (buona) politica si preoccupasse di introdurre misure di tutela, o quanto meno la “consolazione” di una anagrafe degli impianti, con rigide verifiche preventive ed ex post in ordine alla trasparenza delle società e dei capitali impiegati.

Non a caso questo obbiettivo e relative proposte di legge sono stati politicamente abortiti, disattendendo una esigenza ineludibile.

Questa è una politica intollerabile che fa finta di avere la memoria corta per regalare nuovi privilegi agli ecofurbi e ai poteri forti. Ciò è inaccettabile ancor più perché promosso da chi dovrebbe rappresentare istituzioni chiamate a gestire l’interesse collettivo prima ancora che sfacciati interessi particolari e speculativi.
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Ancora 60 giorni e poi un diluvio di pale eoliche devasterà la Liguria.

L’assessore allo sviluppo economico della Regione,  Renzo Guccinelli, ha manifestato l’intezione di “alleggerire i lacci burocratici delle Valutazioni d’Impatto Ambientale (VIA) e di Screening” al fine di aumentare a dismisura il numero delle aree idonee ad ospitare questi giganteschi e deturpanti impianti industriali eolici.

È stato pertanto istituito un  <<comitato>> che avrà 60 giorni di tempo per, di fatto, smantellare le tutele ambientali e paesaggistiche che faticosamente sono state conquistate negli anni. Dice infatti l’assessore: «La commissione dovrà anche valutare la possibilità di ridurre le zone vincolate, dove non è possibile installare impianti eolici».

Per quale ragione si fa tutto ciò?
Ce lo spiega La Repubblica: <<Diventa essenziale l’insediamento di un polo delle rinnovabili nelle aree Ferrania a Cairo Montenotte. Ed è proprio la deregulation l’attrattiva maggiormente attesa dall’investitore straniero che sarebbe pronto a installare la fabbrica di pale eoliche nel sito valbormidese. Lo snellimento normativo, compresa l’individuazione di nuove aree per installare gli aerogeneratori, sono i punti nodali per l’avvenire eolico di Ferrania. “In generale con lo studio di questo comitato, avremo le linee per alleggerire tutti gli elementi vincolanti e fare il salto avanti nell’eolico” conclude Guccinelli.>>

Difatto la Liguria dirà addio alla tutela dell´ambiente e paesaggistica in vaste aree, mettendo a rischio la protezione dai rischi idrogeologici e facendo fare un salto nel buio alla protezione ambientale.
I vincoli erano stati messi per delle ottime ragioni: per tutelare l’ambiente ma anche per tutelare l’assetto idrogeologico. Aprire centinaia di cantieri per installare gigantesche torri sulle alture dell’entroterra è un’azione miope e suicida.

Evidentemente alcuni amministratori non imparano mai le lezioni che la natura impartisce a tutti noi (ricordate le alluvioni e le frane di poco tempo fa?). Essi si fanno abbagliare dai mulini a vento e corrono dietro alle pale eoliche, esaudiscono i desideri di fabbricanti di aerogeneratori dimenticandosi che un amministratore ha l’obbligo di tutelare gli interessi della collettività non gli interessi degli imprenditori che chiedono la cancellazione delle leggi a tutela dell’ambiente che contrastano i loro affari.

Imprenditori che spesso spremono come un limone i territori e  approfittano dei soldi pubblici per fare enormi guadagni, salvo poi mettere gli operai in mezzo una strada, chiudere le fabbriche e scappare col bottino.