Le proteste strumentalizzate.

Alcuni membri del Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi hanno partecipato ad una contro-manifestazione in occasione della manifestazione in difesa degli incentivi alle rinnovabili organizzata da Legambiente e dalle organizzazioni industriali del settore. il 18 Aprile Questo articolo spiega bene le ragioni della nostra partecipazione alla contro-manifestazione.
Ringraziamo di cuore l’autrice.
(Alla contro-manifestazione erano presenti, tra gli altri: Carlo Ripa di Meana, l’On. Elisabetta Zamparutti, esponenti della Rete della Resistenza sui Crinali, degli Amici della Terra, di Italia Nostra, di Mountain Wilderness, del Comitato per il Paesaggio e del Comitato per la Bellezza.)

Merylho43

Non ero mai scesa in piazza.

L’ho  fatto per la prima volta il 18 aprile in P.zza Montecitorio a Roma, per far sentire la voce di coloro, che pur non essendo contrari alle energie alternative, pretendono e s’impegnano che il territorio, le aree protette, i terreni agricoli, le montagne pregiate e la salute dei cittadini di questa nazione, vengano preservati da speculazioni spregiudicate che stanno mettendo a serio rischio il bene pubblico.

Una cosa è subito balzata alla ribalta: la cattiva informazione, spesso fraudolenta,. infonde nei manifestanti rabbia che si scatena poi in violenza, quando si cerca di fare appunto, chiarezza.

Lega Ambiente,  e altre aziende coinvolte nei mega impianti Eolici e Fotovoltaici, hanno protestato per il blocco degli incentivi.

Altri comitati ed associazioni ambientaliste (tra le quali il COMITATO NAZIONALE contro l’eolico ed il fotovoltaico nelle AREE VERDI, ) si sono fatti sentire alla spalle della manifestazione per richiamare…

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Rinnovabili elettriche/eolico – Appello di oltre 30 intellettuali italiani al Presidente Monti

Pubblichiamo il seguente comunicato stampa

Appello di oltre 30 intellettuali italiani al Presidente Monti

Si al sostegno delle energie rinnovabili, purché gestito in modo virtuoso, rigoroso e senza ulteriori insostenibili sprechi. Basta con le speculazioni e con gli incentivi sovradimensionati che gravano sulle bollette dei cittadini e favoriscono il malaffare; e basta con l’eolico industriale, di irrilevante utilità, ma responsabile dei maggiori danni a molti preziosi paesaggi italiani. I Decreti presentati ieri dai Ministri Passera e Clini, pur rappresentando un significativo passo avanti, propongono pericolosi obiettivi che potrebbero portare a una ulteriore nociva crescita dell’eolico industriale da oggi al 2020.

Roma, 12 aprile 2012 – Oltre trenta importanti intellettuali italiani, fra cui Giorgio Ruffolo, Stefano Rodotà, Salvatore Settis, Carlo Ripa di Meana,Giancarlo Amendola, Tullio Pericoli, Alberto Asor Rosa, hanno sottoscritto un appello al Presidente Monti affinché i decreti sulle rinnovabili, presentati ieri dai Ministri Passera e Clini, rispettino le intenzioni originarie, eliminando le speculazioni e gli eccessi di incentivi.

L’attuale formulazione, che prevede il 35% di sola energia elettrica, potrebbe portare alla triplicazione degli impianti eolici, impianti che hanno già contribuito alla devastazione di troppe delle superstiti bellezze della Nazione.

In accordo con i criteri di efficienza energetica, gli obiettivi i da raggiungere devono essere una percentuale dei consumi energetici finali e non obbligatoriamente delle percentuali della produzione elettrica.

Sostengono gli intellettuali: “Nelle premesse del decreto, il Governo riconosce finalmente che è stato sbagliato privilegiare lo sviluppo di energia rinnovabile elettrica rispetto ai settori delle rinnovabili termiche, della cogenerazione, dei trasporti e dell’efficienza energetica,settori assai più vantaggiosi in termini economici, di minor impatto ambientale e di maggior ricaduta sull’economia nazionale (…). Temiamo, però, Signor Presidente del Consiglio che le misure definitive che verranno adottate non risultino coerenti con le premesse del decreto e che lascino spazio a interpretazioni ambigue. Temiamo soprattuttoinsidiose marce indietro, sull’onda delle scontate contestazioni di coloro che per anni hanno goduto delle rendite speculative riservate a due sole fonti, l’eolico e il fotovoltaico, le più conosciute fra tutte le rinnovabili ma anche le più discutibili, in termini di risultati e di costi a carico della collettività.”

Il Decreto odierno sembra giustificare una parte di questi timori.

Infine i firmatari auspicano una più rigorosa limitazione dei siti adatti a ospitare le torri eoliche, in analogia col recente provvedimento per l’esclusione degli incentivi ai pannelli fotovoltaici installati sui suoli agricoli.

L’appello, il cui testo completo è riportato in allegato, conclude: “La Costituzione italiana stabilisce che il paesaggio è un bene primario(…) le sue alterazioni non dovrebbero essere negoziabili al di fuori di circoscritti motivi di eccezionale gravità e urgenza, nonché di comprovata utilità per l’intera comunità nazionale. Noi siamo certi che non sia questo il caso
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Comunicato Stampa: SI FERMI UNA VOLTA PER TUTTE L’INCENTIVAZIONE ALLA GREEN ECONOMY CHE DISTRUGGE I TERRITORI.

Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi

COMUNICATO STAMPA del 5 aprile 2012

SI FERMI UNA VOLTA PER TUTTE L’INCENTIVAZIONE ALLA GREEN ECONOMY CHE DISTRUGGE I TERRITORI.

Vogliamo energia veramente “pulita”: quella prodotta dai pannelli ubicati sui tetti degli edifici e quella che si risparmia!
Opportuno anche un taglio retroattivo agli incentivi concessi
agli impianti ubicati in aree naturali o agricole.

Invitiamo il governo ad andare avanti senza indugi e tentennamenti sulla strada di una severa riforma degli incentivi alle energie rinnovabili, riteniamo, però, che sia molto importante che l’Esecutivo non si faccia guidare esclusivamente dalle pur doverose considerazioni di salvaguardia dell’economia e della finanza pubblica: altrettanto fondamentali sono le ragioni di sostenibilità ambientale e paesaggistica.

È quindi opportuno proseguire incisivamente sulla strada virtuosa del TAGLIO TOTALE degli incentivi pubblici agli impianti di energie rinnovabile ubicati al di fuori dei tetti degli edifici e delle aree industriali. Impianti che ledono l’integrità delle aree naturali, rurali o eufemisticamente dette “abbandonate – marginali – in attesa” ma sempre recuperabili (o già recuperate) alla natura e all’agricoltura. Il danno è purtroppo palese e sotto gli occhi di tutti: la salvaguardia dell’economia più vera (quella del settore primario, delle produzioni agro-silvo-pastorali e del settore culturale-turistico) del nostro Paese, il Belpaese per antonomasia, e della finanza pubblica, mai come in questo caso si intrecciano alla salvaguardia di ambiente, paesaggio e salute dei cittadini, le cui vite nelle aree rurali vengono oppresse e distrutte dai grandi impianti industriali selvaggi di eolico e fotovoltaico.

L’opportunità rappresenta dalle rinnovabili è andata largamente sprecata e ha lasciato dietro di se una gigantesca bolla finanziaria e una distesa di rovine paesaggistiche che deturperanno l’Italia per decenni se non secoli. Questa furia devastatrice che passa sotto il nome di “Green Economy” deve essere fermata, deve essere fermato l’assurdo consumo di territorio, di natura, di paesaggi. Lo stato non può incentivare la distruzione paesaggistica e disattendere gli articoli 9 e 32 della nostra Costituzione.
È giunto il momento di invertire completamente la rotta: bisogna dare massima priorità al risparmio, all’efficienza energetica e all’autoproduzione di energia rinnovabile con tecnologie non invasive quali, ad esempio, i pannelli solari e fotovoltaici ubicati sui tetti che almeno sfruttano in positivo il dramma della cementificazione selvaggia del paese, anch’essa da arrestare, utilizzando queste superfici estesissime e biologicamente morte che hanno consumato troppo suolo e troppa natura.

Ci vuole un nuovo Piano Energetico Nazionale unitoad un Piano Paesaggistico Ambientale Nazionale. Chiediamo al Governo, ai legislatori, a tutte le persone oneste e di buona volontà di realizzare i seguenti punti.

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