Com’era bella la mia valle: piccola storia della devastazione paesaggistica della Daunia

Cosa accade quando in un territorio diventa preda della più sfrenata speculazione finanziaria travestita da energia verde? Cosa accade quando l’eolico industriale viene realizzato seguendo esclusivamente la legge del più stolto e avido? Ce lo racconta un testimone che ha visto sfigurare sotto i suoi occhi in pochissimo tempo la sua terra.
La nostra terra.

A Sud della provincia di Foggia, nell’agro del comune di Candela vi è una contrada divisa in poderi nati dopo la riforma agraria del 1950, tutt’intorno ci sono antiche masserie e si gode di un panorama unico nel suo genere. La natura ci circonda: a poche centinaia di metri c’è l’area protetta del fiume Ofanto, di fronte si erge l’imponente vista del bellissimo monte del Vulture e tutt’intorno ci sono i campi, campi a perdita d’occhio. Tanto per darvi un’idea: in primavera siamo immersi nel profumo dei mandorli fioriti e nei mille colori delle fioriture campestri, in primavera inoltrata e poi in estate i campi di grano virano dal verde mare al giallo oro (avete presente il bellissimo film di Gabriele Salvatores “Io non ho paura”?), in estate siamo circondati dal rosso dei pomodori maturi…

Lì per mia libera scelta di vita abito e vivo da sempre, perché mi piace la natura, mi piacciono i suoi colori, i suoi odori, i panorami, i suoi silenzi. Ho sempre pensato di vivere in un piccolo paradiso terrestre, ma i sogni belli, si sa, a volte possono interrompersi bruscamente.  Andò così.

Moltitudini di pale eoliche ricoprono intere colline

Il panorama degli altopiani dei monti della vicina Irpinia piano, piano, venne trasformato da torri eoliche che spuntavano imponenti come dei vulcani in eruzione; all’inizio, anche se la visione mi dava fastidio, pensavo “vabbè, sono lontani e producono energia pulita… “. Poi un giorno nella piazza del mio piccolo paese i discorsi degli agricoltori cambiarono improvvisamente, non si discuteva più di quanti quintali di grano o pomodori o asparagi erano stati raccolti, ma piuttosto di quante pale eoliche erano state promesse dagli “amici” (qui da noi il termine sviluppatore è sconosciuto).

Quando, all’inizio del 2006, cominciai a veder spuntare anemometri come funghi vicino alla zona dove abito mi allarmai e mi rivolsi al mio Primo Cittadino, il sindaco mi tranquillizzò: nelle zone rurali intorno alle nostre abitazioni non era prevista l’istallazione di torri eoliche.

Nel 2007 assistetti alla presentazione del Piano Regolatore degli Impianti Eolici (PRIE) comunale e percepii che le cose stavano in maniera molto diversa da come me le avevano prospettate: volevano costruire delle centrali eoliche proprio vicino alle nostre case. Presentai allora delle osservazioni al piano; le avevo anche fatte sottoscrivere da alcuni compaesani, andando casa per casa e rendendomi conto che molti ignoravano completamente la questione. Tutte le nostre osservazioni furono rigettate, sapete perché? Perché la giunta comunale non era persuasa dell’incompatibilità esistente tra i generatori industriali eolici (alti 130 metri con pale da 90 metri di diametro e potenza pari a 2000 Kilowatt – 2 Megawatt) e le vicine case rurali abitate da noi poveri cittadini.

Emblematico: il comune ci ha sempre detto che noi viviamo in una zona ad altissimo indice di abitabilità rurale, sta pure scritto nel nuovo PUG. Significa che si tratta di zone rurali con un indice di abitabilità molto alto rispetto alla media del comprensorio, però stranamente nei progetti di siti industriali eolici presentati alla regione Puglia (con l’avvallo delle autorità locali) dette zone vengono descritte come “zone con rare case abitate”.

Il futuro mega progetto eolico della Edison, che si estenderà per 20 km e attraverserà il territorio del nostro comune con un impatto devastante, non ha avuto nessuna osservazione contraria durante la fase istruttoria. Guarda caso, nella descrizione sommaria del progetto resa di pubblico dominio non era indicato che avrebbe interessato anche le zone rurali ad alto indice di abitabilità in cui viviamo. Così l’impianto ha ricevuto l’autorizzazione unica e sono state approvate ben 9 torri da 2 MW (alte 130 metri, con rotore da 90 metri di diametro) che verranno istallate nelle contrade Posta Fissa, Canestrello e Farascuso del nostro comune. Alcune torri sorgeranno a meno di 500 metri dalle case rurali abitate anche da famiglie con bambini. Nel mio caso a soli 150 metri dal confine dei terreni della mia famiglia e ciò mi impedirà, di fatto, per motivi di sicurezza di circolare e lavorare nei campi.

Ho dedicato molto tempo e, purtroppo, molti denari alla difesa dei nostri diritti. L’ho fatto anche a costo di passare per il solito Don Chisciotte. Ho dovuto affrontare con battaglie, e con la perdita anche di persone che credevo amiche, le cattive lingue ed il fango che solo nel nostro profondo ma bellissimo sud sanno appiccicarti addosso quando vai a toccare gli interessi dei soliti pochi, legati questa volta alla lobby eolica. Ma alla fine con la capa tosta che mi ritrovo sono riuscito a coinvolgere almeno alcune famiglie che verranno danneggiate da questo progetto e abbiamo presentato un ricorso al TAR. Purtroppo non sono riuscito a coinvolgere tutta la comunità rurale, peccato, perché il danno sarà collettivo.

Da qualche tempo le pale eoliche incombono sulle case di questa contrada, molte altre sono in arrivo…

In un contesto di crisi economica, con il settore agricolo al disastro, i cosiddetti “sviluppatori” hanno gioco facile. Quando essi si presentano agli agricoltori (specialmente se questi sono residenti solo sulla carta) e propongono loro degli interessanti canoni di affitto, ai proprietari terrieri non pare vero che possono guadagnare certe cifre rischiando nulla e senza lavorare, specialmente se vengono taciuti gli impatti negativi degli impianti eolici sulla popolazione.

D’altra parte in Italia prima sono stati concessi gli incentivi più alti del mondo e poi sono state fatte le norme attuative, non era difficile capire come sarebbe andata a  finire… Ora porci rimedio è difficile. Va a sciuppua l’uoss damocc a lu cuan, diciamo al mio paese: “È molto difficile togliere l’osso dalla bocca del cane”, specialmente se questo ha molta fame…

Senza programmazione non ci può essere lo sviluppo compatibile ma solo la speculazione economica di pochi ai danni della collettività e del territorio. Questo lo dice uno che non è contrario per principio alle energie rinnovabili, anzi le persone che vivono immerse nella natura sanno forse più degli altri apprezzare ciò che la natura offre gratis: il sole, il vento, l’acqua. Noi siamo solo contrari gli abusi e alle speculazioni.

Siamo continuamente bombardati a livello mediatico da notizie e opinioni che ci dicono che le energie rinnovabili sono verdi. Che eolico e fotovoltaico a terra sono tecnologie ecologiche, a zero impatto ambientale. Solo pochissimi sanno invece che i siti industriali eolici oltre ad emettere il normale rumore da movimento meccanico, udibile anche a chilometri di distanza, emettono rumori a bassa frequenza che danno vita a una serie di disturbi chiamati WTS – Sindrome da Turbina Eolica.

Da circa 2 anni nell’agro del comune di Ascoli Satriano hanno istallato un enorme sito industriale costituito da torri eoliche di grossa taglia della Daunia Wind, la nostra contrada è a poche centinaia di metri dal confine amministrativo, la mia casa è a circa 3 chilometri in linea d’aria dalla centrale eolica.

Le serate di primavera e soprattutto d’estate, di solito e quando possiamo, le trascorriamo all’aria aperta per poterci godere il calare del sole o lo spuntare della luna, e soprattutto, per contemplare i nostri pensieri nell’assoluto silenzio che solo chi vive in aperta campagna può godere. Però una serata serena di agosto, mentre ero assorto nei miei pensieri, vengo distratto da un sottile ma ben udibile rumore di sottofondo, molto simile al rumore di un treno che sfreccia sui binari udito a chilometri di distanza in aperta campagna. Be’ può essere… Così ho rivolto lo sguardo verso la ferrovia che collega la tratta Foggia con Potenza, a più di 5 chilometri di distanza, ma non ho visto nessun treno in transito. Una goccia di sudore fredda mi ha attraversato tutta la schiena: “Vuoi vedere che sono le pale eoliche?”, mi sono detto.

La sera dopo mi recai da due famiglie di amici che hanno la sfortuna di abitare a circa un chilometro e mezzo in linea d’aria dalle pale eoliche più vicine. Si sentiva chiaramente il brusio di fondo con il classico vrom-vrom, ma la cosa che mi colpì di più fu quando essi mi raccontarono alcuni dei disturbi subiti a seguito dell’istallazione delle torri eoliche: difficoltà nei collegamenti, sia col cellulare, sia con internet (da noi ci si può collegare a internet solo con le chiavette); pessima qualità visiva della TV che subiva uno “sfarfallamento” dovuto al roteare delle pale. Rimasi di ghiaccio al solo pensare alle conseguenze che avremmo subito noi quando sarebbe stato realizzato a meno di 500 metri dalle nostre case il progetto della Edison con torri alte 130metri!

Una foresta di pale eoliche sommerge le colline e minaccia le abitazioni

La maggior parte della popolazione locale non sente (ancora) il problema, a loro la cosa appare piuttosto lontana, sfumata.  Come dargli torto, si fa passare solo il messaggio delle energie pulite, a impatto zero, che danno un grosso aiuto economico alle disastrate economie locali. Basti pensare al tema che ha accomunato tutti i candidati nell’ultima campagna elettorale locale senza alcuna distinzione politica: l’argomento principale è stato l’utilizzo delle risorse ricevute dall’istallazione dei siti industriali eolici. Sono sempre state taciute le conseguenze negative che ricadranno sul territorio e, cosa molto più grave, si è fatto credere che le briciole che queste lobby elargiscono per i danni ambientali sono risorse immense.

In realtà i politici stanno svendendo il territorio – il nostro bellissimo sud – per un piatto di lenticchie e senza che ci sia un vero sviluppo economico per la popolazione locale. In un piccolo paese come Candela sarebbe bastata l’istallazione di una o due torri eoliche per avere abbastanza energia da soddisfare il fabbisogno locale e dare gli stessi ritorni economici che si avranno dagli impianti esistenti e previsti: un centinaio di pale eoliche, un impianto da 10 MW di fotovoltaico a terra già autorizzato e la centrale turbogas della Edison…

Siamo assediati dai progetti di siti industriali eolici, il nostro territorio comunale ha un’estensione piuttosto piccola, solo pochi giorni fa è stato autorizzato dalla regione l’ultimo progetto eolico, è quello della Far Power: si tratta di 13 torri di grossa taglia. Poi c’è quello incombente della Edison di 26 torri autorizzato da più di un anno. Nel nostro comune sono già state istallate circa 20 torri, ma è la massa immensa di progetti eolici già depositati a preoccupare. Se venissero approvati anche solo il 40% dei progetti presentati il paese volerebbe via considerata la piccola superficie del territorio comunale.

Il contesto che ci circonda è devastante: tutti i paesi del sub Appennino Dauno meridionale e dell’Irpinia posseggono già centinaia di torri eoliche ed il disastro paesaggistico è visibile anche da lontano. Il panorama che offre il nostro bel paese (una volta il paese dei colli Ameni) quando si arriva percorrendo la superstrada da Foggia è drammaticamente mutato, sembra che l’abitato abbia una spada di Damocle sulla testa… beh in realtà tante spade di Damocle.

Candela vista dalla superstrada FG/PZ, attraverso la caligine si vedono le spade di… Eolo incombenti sull’abitato

E questa la Puglia di cui il nostro Governatore ne va fiero? E questa la Puglia da cartolina che vorrebbe pubblicizzare a fini turistici? O non è forse questo un perfetto esempio di come si dilapida la ricchezza principale di una regione? Di come si cambiano brutalmente i connotati di un territorio e si stravolge la natura in nome delle energie rinnovabili?

Grazie, grazie molte… a nome dei tanti pugliesi che la Puglia la amano davvero  e continuano ad amarla nonostante tutto.

Flavio Santoro

Pale eoliche, quanti miliardi al vento

Viaggio dalla Campania alla Puglia, trionfo dell’energia alternativa che ha conquistato tutto il Sud. L’affare di questo inizio di secolo, a favore di pochi intimi, che vale solo quest’anno 10 miliardi di euro. Tutto pagato dagli italiani in comode rate bimestrali direttamente in bolletta.

Un articolo di Antonello Caporale pubblicato il 16/9/2012 su Il Fatto Quotidiano

Candela è un paesino che lega la Campania alla Puglia. I viaggiatori diretti a Bari lo incontrano alla sommità dell’Appennino, finita la salita dell’Irpinia d’Oriente. Spalanca gli occhi alla Daunia, li dirige sugli ettari di grano del Tavoliere, verso Foggia. A Candela nessuno pensava fino a vent’anni fa che il vento si potesse anche vendere. Il vento qui ha sempre fatto solo il suo mestiere: soffiare. Soffia quasi sempre, anche duemila ore all’anno. Contano le ore coloro che fanno quattrini col vento. Con un anemometro, un’asta lunga, una specie di ago d’acciaio diretto al cielo, si può conoscere se è buono o cattivo, forte o debole. Se soffia come si deve o se fa i capricci. Se è utile a far fare quattrini, dunque.

Arrivarono le aste e con loro particolari personaggi che organizzavano il mercato del vento. Sviluppatori si chiamavano. Sviluppavano il territorio, certo. Gli agricoltori di Candela ne furono lieti, anche il sindaco e tutta l’amministrazione comunale. C’era la possibilità di ottenere qualche migliaio di euro dalla società che avrebbe innalzato le pale eoliche. E soldi per fare una bella festa patronale per esempio e far venire (altrove era già successo) i cantanti di X Factor finalmente! E anche sostenere la squadra di calcio: divise nuove per tutti!

Pure belle sono le pale. Se le vedi da lontano sembrano rosoni d’acciaio o margherite giganti, dipende dai tuoi occhi, da dove le miri. Fanno la loro figura comunque. Ognuno degli abitanti del vento ha una sua immagine da offrire al pubblico dibattito. A un sindaco del Tarantino, per esempio, parevano simili a mulini a vento: “Abbiamo già il mare e avremo i mulini, delle possibili attrazioni per il nostro territorio sempre danneggiato, vilipeso dal nord”.

Le pale eoliche messe una accanto all’altra formano, come ha sempre spiegato Legambiente, un parco eolico. La parola parco dice tutto: significa ambiente tutelato, prati verdi, cielo azzurro, aria pulita. Finalmente il sud non avrebbe insozzato l’aria, anzi l’avrebbe trattenuta e gestita nel miglior modo possibile. Così a Rocchetta Sant’Antonio iniziarono a mettere le pale che pian piano giunsero fino a Candela, poi si volsero verso Monteverde e Lacedonia, paesi limitrofi. Puntarono in direzione di Foggia, cinsero Sant’Agata di Puglia come un pugno stringe una rosa, s’incamminarono verso Lesina, verso il mare dell’Adriatico.

Pale, pale, pale. Un alluvione di pale che ha conquistato tutto il sud. Loro in cima alle montagne, i pannelli fotovoltaici in terra. Creste d’acciaio in aria, e in basso silicio al posto degli ulivi, come in Salento, silicio invece degli agrumi, come in Calabria. Silicio e non pomodori, o vitigni, o alberi. Silicio in nome dell’energia sostenibile, del Protocollo di Kyoto, delle attività ecocompatibili. In nome del futuro dell’uomo. Conviene dunque partire da qui, dall’Irpinia d’Oriente, epicentro del vento, per illustrare il più straordinario, galattico affare di questo inizio secolo. Per domandare come sia stato possibile costruire una fabbrica di quattrini per pochi intimi, un giro d’affari che nel 2020 toccherà punte multimiliardarie, deviando nelle casse pubbliche qualche spicciolo. L’equivalente di un’elemosina. Come sia potuto accadere che un tesoro collettivo inesauribile è stato ceduto ai privati. Che non una pala, una!, sia veramente e totalmente pubblica. Per volere di chi, grazie a complicità di quali menti, di quali mani, di quali occhi? E in ragione di quale bene comune il bilancio statale ha immaginato di destinare, per sostenere il ciclo vitale dello sviluppo delle rinnovabili, un monte di soldi che, in una puntuale, analitica interrogazione parlamentare al ministro dello Sviluppo economico e a quello dell’Ambiente, la radicale Elisabetta Zamparutti, unica curiosa tra le centinaia di colleghi silenti, stima in circa 230 miliardi di euro. Solo quest’anno, nel tempo feroce della spending review che taglia ospedali e trasporti, trasforma in invisibili gli operai, taglia commesse e finanziamenti e con loro cancella la vita precaria dei precari, si dovranno accantonare altri dieci miliardi di euro da investire nello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, le cosiddette Fer. Dieci miliardi! Uno sforzo titanico a cui gli italiani sono chiamati a partecipare versando l’obolo in rate bimestrali attraverso un sovrappiù della bolletta elettrica. Si chiamano incentivi. Erano i famigerati certificati verdi sterilizzati da nuove norme, le cosiddette “aste”. E non ha importanza che la soglia di rinnovabile elettrica sia stata raggiunta impetuosamente con otto anni di anticipo.
Continua a leggere

L’eolico fa rumore. Lo dice una corte tedesca


Mentre in Italia l’ANEV, per bocca del suo presidente Simone Togni, afferma che le pale eoliche non fanno rumore e piacciono a chi ci convive (!), in Germania la  Corte d’appello di Monaco di Baviera stabilisce, in una sentenza, che la turbina eolica Enercon modello E 82 emette rumori a impulsi (le turbine Enercon sono le più diffuse in Germania).

Per questa ragione la corte ha deciso che ad ogni misurazione strumentale del rumore effettuata per tale modello devono essere aggiunti 3 decibel. Questa sentenza potrebbe seriamente mettere in discussione qualsiasi sito eolico in prossimità delle abitazioni. Come precedentemente segnalato, la 27-esima Divisione  Civile della Corte di Appello bavarese ha certificato l’esistenza del rumore impulsivo e dato ragione agli oppositori di una turbina eolica a Kienberg (Baviera).

Moltissime infatti sono state le lamentele esposte dai cittadini di quella zona in lettere inviate alle autorità, ai ministri e ai parlamentari sulla situazione intollerabile causata dal suono (dall’emmissione di rumore) del rotore di Kienberger.

fonte: http://www.donaukurier.de/lokales/neuburg/Neuburg-Jetzt-zum-Bundesgerichtshof;art1763,2644361

Il WWF ammette che “l’eolico potrebbe arrecare problemi agli uccelli”

La Direzione Nazionale del Wwf pare essersi accorta della fortissima opposizione che l’eolico industriale incontra anche all’interno della stessa associazione. La responsabile policy clima ed energia del Wwf Italia, Mariagrazia Midulla, ha rilasciato una dichiarazione all’agenzia ADN Kronos: “Puntare sulla programmazione del territorio per far convivere eolico ed avifauna”. Speriamo bene.

Ci permettiamo di riportare (in corsivo) quanto da lei affermato e di esprimere a margine un nostro commento.

Per gli uccelli, dunque, l’eolico “potrebbe arrecare problemi ma sono risolvibili se gli impianti vengono realizzati con criterio”. Come Wwf, “proponiamo il 100% di energia da fonti rinnovabili al 2050 ma, per raggiungere questo obiettivo, bisogna studiare bene tutte le implicazioni”.

Bene, benissimo. In effetti moltissime persone, anche aderenti al Wwf, si erano permesse di far notare che l’eolico industriale disturbasse alquanto l’avifauna e che fosse necessario studia bene e prima tutte le implicazioni. Siamo felici che la Direzione Nazionale del Wwf ora concordi con noi anche se ci è voluto del tempo.

Per questo, aggiunge la Midulla, “abbiamo messo a punto delle linee guida per l’eolico che tengono conto delle rotte degli uccelli migratori”.

Perfetto, buona idea. A giudicare dagli scempi realizzati parrebbe però che queste linee guida siano state bellamente ignorate dagli industriali eolici. Per non parlare poi degli impatti sui chirotteri… Continua a leggere

Un romanzo contro l’eolico selvaggio vince il premio Campiello

«Le pale rappresentano tutto ciò che non rispetta il paesaggio, la bellezza, la storia, la memoria. Se vogliamo salvarlo, dobbiamo rinunciare a guadagnare il massimo. Mettiamo le pale in aree industriali dismesse. Lì non c’è altrettanto vento? Guadagneremo di meno. »
Carmine Abate è il vincitore del premio letterario Campiello 2012 col romanzo “La collina del vento” (Mondadori).

Una saga familiare calabrese, protagonisti gli Arcuri, che per un secolo lottano per mantenere uguale a se stessa la loro collina del Rossarco.
Un secolo di difesa della terra per arrivare ai giorni nostri, a una donchisciottesca battaglia contro le pale eoliche. «Una battaglia che nasce dalla storia. Prima contro i soprusi del podestà latifondista durante il fascismo, poi contro gli speculatori edilizi, che hanno rovinato la costa calabrese, che vogliono un villaggio turistico sul punto più alto della collina. Poi i signori del vento con i loro parchi eolici. In Calabria ce ne sono ovunque».
È contro le energie alternative? «Sono favorevole all’eolico, ma non si possono impiantare pale nei posti più belli, nelle zone archeologiche o a trenta metri da una casa. È uno scandalo».
Torri alte ottanta metri: nel romanzo il patriarca Arcuri dice all’ingegnere forestiero di schiaffarsele in un posto innominabile. E aggiunge: «Volete solo arricchirvi sulla nostra pelle». «Le pale rappresentano tutto ciò che non rispetta il paesaggio, la bellezza, la storia, la memoria. Se vogliamo salvarlo, dobbiamo rinunciare a guadagnare il massimo. Mettiamo le pale in aree industriali dismesse. Lì non c’è altrettanto vento? Guadagneremo di meno. Se dove c’è tanto vento, come in Sardegna, c’è anche la favolosa spiaggia di Stintino, allora la distruggiamo? La realizzazione non è etica. E nemmeno l’idea»

Testo tratto dall’articolo “Troppe pale eoliche sulla Collina del vento” a firma Stefania Vitulli pubblicato da il Giornale il 3/9/2012

In Val Venosta verranno smantellate 2 pale eoliche e non ne verrano installate altre

Proprio una bella notizia! Per fortuna in Italia ci sono ancora luoghi in cui il paesaggio viene protetto e non devastato e dilapidato incautamente.

Il comitato “Bürgerinitiative Malserhaide” della Val Venosta, in Alto Adige, ci ha informato che è stato bocciato un progetto che proponeva di installare 7 pale eoliche in un paessaggio incantevole (quello della foto, in Val Venosta appunto).
Inoltre abbiamo appreso che due pale eoliche, installate nel 2003 e nel 2005 con un permesso provvisorio in un paesaggio protetto, verranno smantellate al più presto. Proprio nei giorni scorsi sono iniziati i preparativi per la loro completa e totale eliminazione che verrà completata entro ottobre.

Le nostre vivissime congratulazioni alla Bürgerinitiative Malserhaide e agli avvedutissimi amministratori altoatesini.