Il WWF ammette che “l’eolico potrebbe arrecare problemi agli uccelli”

La Direzione Nazionale del Wwf pare essersi accorta della fortissima opposizione che l’eolico industriale incontra anche all’interno della stessa associazione. La responsabile policy clima ed energia del Wwf Italia, Mariagrazia Midulla, ha rilasciato una dichiarazione all’agenzia ADN Kronos: “Puntare sulla programmazione del territorio per far convivere eolico ed avifauna”. Speriamo bene.

Ci permettiamo di riportare (in corsivo) quanto da lei affermato e di esprimere a margine un nostro commento.

Per gli uccelli, dunque, l’eolico “potrebbe arrecare problemi ma sono risolvibili se gli impianti vengono realizzati con criterio”. Come Wwf, “proponiamo il 100% di energia da fonti rinnovabili al 2050 ma, per raggiungere questo obiettivo, bisogna studiare bene tutte le implicazioni”.

Bene, benissimo. In effetti moltissime persone, anche aderenti al Wwf, si erano permesse di far notare che l’eolico industriale disturbasse alquanto l’avifauna e che fosse necessario studia bene e prima tutte le implicazioni. Siamo felici che la Direzione Nazionale del Wwf ora concordi con noi anche se ci è voluto del tempo.

Per questo, aggiunge la Midulla, “abbiamo messo a punto delle linee guida per l’eolico che tengono conto delle rotte degli uccelli migratori”.

Perfetto, buona idea. A giudicare dagli scempi realizzati parrebbe però che queste linee guida siano state bellamente ignorate dagli industriali eolici. Per non parlare poi degli impatti sui chirotteri…

Altri problemi, invece, come ad esempio il rumore, “si stanno con il tempo attenuando” grazie alle nuove tecnologie disponibili.

Vedremo… Basta però farsi una passeggiata sotto i giganti eolici per sentire con le proprie orecchie che il rumore c’è, eccome. Come lo eliminiamo il rumore degli impianti già esistenti? E siamo sicuri, sicuri che quelli nuovi saranno veramente silenziosi?

I progetti, dunque, “devono tenere conto del possibile impatto sull’avifauna. Considerazioni queste che devono essere fatte con dei consulenti autorevoli e indipendenti”.

Eh gia… lapalissiano. Peccato che gli avvertimenti e le denuncie di “consulenti indipendenti” (dall’industria eolica) siano stati totalmente ignorati. Anche da importanti associazioni ambientaliste come Legambiente e Greenpeace che hanno sostenuto l’eolico industriale anche nei casi in cui gli impatti negativi sull’ambiente erano evidentissimi.

Purtroppo, però, “in passato non è stato preso in considerazione l’impatto ambientale

Verissimo. Succede anche oggi, per i progetti che vengono realizzati e presentati adesso.

e la grande colpa è di chi ha iniziato installare pale eoliche nei parchi o nelle aree più sensibili”.

Vero, verissimo. Ha grande colpa anche chi ha sempre appoggiato costoro, chi ha pubblicizzato l’eolico industriale come panacea contro tutti i mali, come fatto sempre e comunque verde ed ecologico. Hanno grandissime colpe alcuni ambientalisti che hanno sostenuto e continuano a sostenere l’eolico industriale. Hanno, ovviamente, grandissime colpe i legislatori, i politici nazionali e locali, che accecati da promesse di sviluppo mirabolanti hanno dato luce verde alla devastazione di ampi territori. Ha grandissime colpe chi non ha saputo vedere il malaffare e le truffe ai danni dello Stato.
Hanno grandi colpe quegli ambientalisti che non hanno chiesto, in modo fermo e risoluto, una immediata moratoria in attesa di linee guida nazionali molto attente e severe che rendessero totalmente impossibile la realizzazione di impianti eolici in aree naturali protette e, anzi, inibissero tali impianti industriali da tutte le aree naturale protette o non protette che fossero (la Natura è sempre Natura, che sia formalmente protetta o meno).

Prima, infatti, “si pensava che essendo un’energia rinnovabile, l’eolico dovesse essere installato nelle aree protette” e questo ha portato “ad uno sviluppo selvaggio”.

Purtroppo anche adesso si continua a pensare che l’eolico industriale debba essere installato ovunque. O meglio continuano a pensarlo i mass media, l’industria eolica e i loro amici. Continuano a pensarlo e continuano a dirlo in ogni occasione.
In realtà la gran parte delle centrali eoliche sono state realizzate anche in aree non formalmente protette, in aree agricole per esempio, oppure in aree naturali intatte ma non formalmente protette, e lo si è fatto in modo assolutamente selvaggio e irrispettoso degli ecosistemi e del paesaggio storico e naturale.

L’installazione di centrali eoliche industriali ha gravemente devastato aree molto estese di alcune regioni e altre rischiano di fare la stessa fine.

La grande questione, secondo la responsabile policy clima ed energia del Wwf Italia “è che ci deve essere una programmazione del territorio, per evitare di occupare dei terreni importanti per l’agricoltura ma anche per la biodiversità”. In questo contesto “hanno ruolo importante le regioni che negli ultimi decenni non hanno fatto il loro lavoro”.

Vero. Siamo felici che anche la Direzione Nazionale del WWF colga questa questione. Però la responsabilità non è unicamente delle regioni. Anche lo Stato, il Parlamento, i Governi non hanno fatto il loro lavoro, ovvero non hanno legiferato e posto limiti severi e attenti alla proliferazione indiscriminata degli impianti industriali eolici (lo stesso vale anche per il solare a terra e per le biomasse industriali). Come non hanno fatto il loro lavoro alcune associazioni ambientaliste che continuano ad appoggiare in modo cieco l’industria eolica. La programmazione non c’è stata, per limitare i danni ora non resta che porre severissimi vincoli all’eolico industriale e pensare fin da ora come eliminare negli anni a venire gli impianti più devastanti dal punto di vista dell’impatto ambientale e paesaggistico.

Quanto al paesaggio, “il problema non va sottaciuto ma abbiamo esempi postivi di inserimento nel contesto paesaggistico”. Il problema, dunque, conclude la Midulla, “sta nel fare le cose per bene”.

Eh già… Peccato che chi ha posto e continua a denunciare l’impatto paesaggistico di questi impianti industriali giganteschi sia stato dipinto come un nemico dell’ambiente da respingere e ridicolizzare.
Saremmo curiosi di conoscere gli esempi positivi di inserimento nel contesto paesaggistico. La dura realtà è che la quasi totalità di questi impianti ha un gravissimo ed ineliminabile impatto paesaggistico. Ci auguriamo che da oggi in poi aumentino le residuali chances di salvezza dei territori italiani dalla speculazione dell’eolico industriale.

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