“Germania. Addio nucleare, bentornato carbone”

La rivoluzione energetica tedesca ( l’Energiewende) vista dai loro vicini Polacchi.
Ci vuole forse qualcuno che non sia troppo politically correct per accorgersi che il Re tedesco è nudo, fuma carbone e se proprio si deve vestire predilige il fotovoltaico, anche se farebbe meglio a mettersi un berretto di lana (per risparmiare e conservare energia).

L’articolo non fa cenno ad aspetti della questione energetica che a noi interessano molto, ovvero alla tutela del paesaggio e dei territori, però individua alcune problematiche fondamentali delle rinnovabili industriali che in Italia i media non trattano quasi mai, salvo lodevolissime e rarissime eccezioni.

Ecco alcuni estratti dall’articolo di Łukasz Wójcik, pubblicato dal sito presseurop.eu

“Germania. Addio nucleare, bentornato carbone”
Invece di favorire le rinnovabili, la chiusura delle centrali atomiche sarà compensata dal ritorno alla più inquinante delle fonti. Una scelta che non dispiace ai Verdi tedeschi.

Centrale a carbone di Boxberg in Sassonia. In primo piano la miniera di carbone che la alimenta

Quando uno dei nostri vicini tedeschi esordisce affermando: “I tedeschi hanno il diritto di…” è sempre inquietante. Ma qual è questo diritto? Secondo un rapporto degli esperti della fondazione Heinrich Böll è il diritto di inquinare. Dato che la Germania ha ridotto le emissioni di anidride carbonica nel corso degli anni passati, adesso dovrebbe poterle aumentare. Perché allora produrre energia dal carbone, nonostante inquini quasi quanto farlo bruciando pneumatici? A quanto pare la Germania ha il diritto di farlo.

Queste dichiarazioni da parte di un paese considerato come il capofila della rivoluzione dell’energia rinnovabile dovrebbe suscitare lo sdegno degli ecologisti. Al contrario, gli ecologisti tedeschi non sembrano particolarmente scandalizzati. Del resto sono stati loro stessi ad aver redatto questo rapporto: la fondazione Heinrich Böll infatti è un think tank dei Verdi tedeschi. Insomma, è il mondo al rovescio. Gli ecologisti sono sostenuti dal ministro dell’ambiente Peter Altmaier, che di recente ha dichiarato a Die Zeit che entro il 2020 il paese avrebbe assicurato il 35 per cento della sua elettricità con energie rinnovabili. Il problema è che si dovrà pensare anche al restante 65 per cento.

Altmaier ha avuto un ruolo importante nella scelta di tornare al carbone. Oggi la Germania è il paese che costruisce il maggior numero di centrali a carbone al mondo, con 23 impianti. La maggior parte di queste centrali brucerà lignite, il combustibile più sporco fra le energie fossili, con un impatto atmosferico di 150 milioni di tonnellate di anidride carbonica. E tutto ciò con l’accordo dei Verdi.

Gli ecologisti tedeschi sono impazziti? In un certo senso sì. Dopo che Angela Merkel nel marzo 2011, pochi giorni dopo l’incidente alla centrale nucleare giapponese di Fukushima, ha annunciato lo spegnimento di otto dei 17 reattori nucleari del paese, tutto il mondo ecologista tedesco pende dalle labbra della cancelliera. La decisione del governo tedesco, ufficializzata il 30 maggio 2011, sullo spegnimento definitivo di tutte le centrali in attività [entro il 2022], ha finito per trasformare in realtà i sogni ecologisti e ha rappresentato l’inizio della rivoluzione verde. Continua a leggere

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«Il fotovoltaico non è un affare» Incentivi azzerati dalle maxi bollette

Il sistema di incentivazione delle rinnovabili è andato fuori controllo, adesso i nodi vengono al pettine.

GREEN economy e pannelli fotovoltaici per risparmiare sull’energia. Parole magiche per l’economia, si sente dire da tempo. Ma se la formula e sbagliata, la magia scompare e le casse delle aziende invece di respirare aria pulita finiscono per soffocare.

Non e tutto oro quello che splende sotto il sole, secondo il presidente di Confindustria Ceramica Franco Manfredini.Non sempre riempire i tetti dei capannoni di pannelli fotovoltaici, risulta essere un affare. È il sistema che è sbagliato — dice Manfredini — E vero, lo Stato sostiene con forti incentivi chi installa i pannelli, poi però, per recuperare sulla spesa degli incentivi stessi, aumenta le bollette. E ce ne stiamo già accorgendo, cono la componente parafscale che, quando si parla di energia elettrica, arriva quasi al 50%».

Ma il meccanismo, secondo Manfredini, non è solamente di ordine contabile: chi realizza questi impianti acquista per la stragrande maggioranza pannelli prodotti in Cina, paese dove lo scorso anno il sistema italiano ha fatto shopping per un ammontare di l0 miliardi di euro. Quindi noti mi si venga a dire che il business dei pannelli ha creato occupazione. Per il momento si tratta semplicemente di un autogol, un meccanismo che, così congeniato, crea danni e non vantaggi».

Tutto questo in un settore strategico come quello dell’energia: «Strategico e basilare soprattutto per chi esporta molto, come le nostre ceramiche — puntualizza Franco Manfredini — E’ difficile competere con paesi concorrenti come la Germania, che paga bollette che sono circa la metà delle nostre. Sul mercato globale partiamo già svantaggiati».

E in altri settori che la green economy, secondo il presidente di Confindustria Ceramica, deve esprimersi: «Personalmente vedo una green economy attiva soprattutto nel campo della responsabilità sociale delle aziende — dice infatti Manfredini E giusto per esempio, impegnarsi al massimo per far lavorare i propri dipendenti in un ambiente salubre e vivibile. Le ceramiche hanno investito molto per cercare di produrre in maniera sempre più pulita, riducendo al massimo le emissioni. E anche sui prodotto abbiamo concentrato i nostri sforzi dal punto di vista della ricerca. Non a caso ora sul mercato ci sono piastrelle ecologiche che ripuliscono l’aria. Quella è la green economy che sta portando a casa risultati e sulla quale vogliamo insistere».

il Resto del Carlino
MODENA, 22/10/2012

CONTO ALLA ROVESCIA PER SALVARE DALL’ INDUSTRIA EOLICA IL PARADISO DELLA FORESTA BELVEDERE!

Riceviamo e pubblichiamo, dal “Comitato Occhi agli Occhiazzi” comitato per la tutela e la valorizzazione del paesaggio relativo alla Serra di Ruffano

 UN APPELLO PER SALVARE IL NOSTRO FUTURO!

MENO DI 60 GIORNI PER FERMARE GLI IMPIANTI EOLICI CHE MINACCIANO DI SCONQUASSARE IL PARCO DEI PADULI E DEVASTARE IL PAESAGGIO DELLE SERRE SALENTINE

Il Comitato Cittadino per la Tutela e la Valorizzazione del Paesaggio della Serra di Ruffano “Occhi agli Occhiazzi” lancia un appello urgente a tutto il territorio del cuore del  basso Salento, ai comuni e ai cittadini rientranti nell’area del Parco naturale dei Paduli- Foresta Belvedere e del complesso delle Serre Salentine (Miggiano,Ruffano,Montesano,Supersano, Specchia, più fortemente compressi nello skyline; Casarano, Lucugnano – Tricase, San Cassiano, Scorrano, Surano, Botrugno, Maglie, Cutrofiano, Collepasso, Nociglia,) affinché presentino quante più osservazioni possibili e facciano sentire la loro voce alla Regione Puglia per la difesa del loro paesaggio quotidiano. Abbiamo appreso attraverso gli allarmi lanciati da Tv e giornali quanto questo territorio sia oggi gravemente minacciato: vi sono solo meno di 60 giorni per chiedere alla Regione Puglia di fermare il mega impianto eolico di gravissimo e sconquassante  impatto ambientale che alcuni progetti vorrebbero realizzare nel feudo di Miggiano e ai confini dei comuni di Ruffano e Montesano Salentino.

 Addirittura questi progetti vanno ad interessare proprio la piana olivetata e acquitrinosa, cuore di massimo pregio ambientale e paesaggistico del Parco Naturale dei Paduli che rientra però in un progetto di tutela prioritario all’interno del nuovo PPTR ( Piano Paesaggistico Territoriale della Regione)  della Regione Puglia. Un’area, quella dei “Paduli”, il cui alto valore ambientale è ribadito anche nel PTCP( Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) della Provincia di Lecce.
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MILLE chilometri quadrati di natura distrutta, accadrà presto negli USA

U.S.A. – MILLE CHILOMETRI QUADRATI CIRCA DI TERRITORIO NATURALE VERGINE VERRANNO INDUSTRIALIZZATI (rovinati per sempre) PER REALIZZARE IL PIÙ GRANDE IMPIANTO INDUSTRIALE DEL SECOLO.
MIGLIAIA GLI UCCELLI UCCISI OGNI ANNO.

Si tratta della gigantesca centrale eolica industriale di Sierra Madre/Chokecherry nel Wyoming (Lo stato del parco di Yellowstone). La mega-centrale sarà costituita da MILLE turbine eoliche giganti, da grandi sottostazioni elettriche, da chilometri e chilometri di linee ad alta tensione su piloni di grandi dimensioni, saranno scavati chilometri e chilometri di strade, saranno gettate migliaia di tonnellate di cemento armato per i basamenti delle torri eoliche.

Il costo ambientale sarà il seguente (con notevole approssimazione e per difetto): saranno sradicati arbusti e piante per centinaia di chilometri per costruire le strade di accesso, durante i lavori di costruzione i buldozzer uccideranno e distruggerano le tane di migliaia di animali, si stima che ogni anno le pale eoliche uccideranno almeno 5400 uccelli (tra cui decine di aquile reali e qualche centinaio di rapaci) e migliaia di pipistrelli.
Il territorio prescelto fa parte del demanio statale, il Governo USA (amministrazione Obama) ha dato semaforo verde al progetto, sono stati eliminati i vincoli che tutelavano il territorio e che altrimenti lo avrebbero bloccato.

Molto grave: la più grande associazione ambientalista USA, il Sierra Club, si è detta favorevole al progetto eolico-industriale. Purtroppo non si tratta di una sorpresa: troppe sono le associazioni “ambientaliste” che non si curano dei danni provocati da questi  impianti industriali “rinnovabili”.