«Il fotovoltaico non è un affare» Incentivi azzerati dalle maxi bollette

Il sistema di incentivazione delle rinnovabili è andato fuori controllo, adesso i nodi vengono al pettine.

GREEN economy e pannelli fotovoltaici per risparmiare sull’energia. Parole magiche per l’economia, si sente dire da tempo. Ma se la formula e sbagliata, la magia scompare e le casse delle aziende invece di respirare aria pulita finiscono per soffocare.

Non e tutto oro quello che splende sotto il sole, secondo il presidente di Confindustria Ceramica Franco Manfredini.Non sempre riempire i tetti dei capannoni di pannelli fotovoltaici, risulta essere un affare. È il sistema che è sbagliato — dice Manfredini — E vero, lo Stato sostiene con forti incentivi chi installa i pannelli, poi però, per recuperare sulla spesa degli incentivi stessi, aumenta le bollette. E ce ne stiamo già accorgendo, cono la componente parafscale che, quando si parla di energia elettrica, arriva quasi al 50%».

Ma il meccanismo, secondo Manfredini, non è solamente di ordine contabile: chi realizza questi impianti acquista per la stragrande maggioranza pannelli prodotti in Cina, paese dove lo scorso anno il sistema italiano ha fatto shopping per un ammontare di l0 miliardi di euro. Quindi noti mi si venga a dire che il business dei pannelli ha creato occupazione. Per il momento si tratta semplicemente di un autogol, un meccanismo che, così congeniato, crea danni e non vantaggi».

Tutto questo in un settore strategico come quello dell’energia: «Strategico e basilare soprattutto per chi esporta molto, come le nostre ceramiche — puntualizza Franco Manfredini — E’ difficile competere con paesi concorrenti come la Germania, che paga bollette che sono circa la metà delle nostre. Sul mercato globale partiamo già svantaggiati».

E in altri settori che la green economy, secondo il presidente di Confindustria Ceramica, deve esprimersi: «Personalmente vedo una green economy attiva soprattutto nel campo della responsabilità sociale delle aziende — dice infatti Manfredini E giusto per esempio, impegnarsi al massimo per far lavorare i propri dipendenti in un ambiente salubre e vivibile. Le ceramiche hanno investito molto per cercare di produrre in maniera sempre più pulita, riducendo al massimo le emissioni. E anche sui prodotto abbiamo concentrato i nostri sforzi dal punto di vista della ricerca. Non a caso ora sul mercato ci sono piastrelle ecologiche che ripuliscono l’aria. Quella è la green economy che sta portando a casa risultati e sulla quale vogliamo insistere».

il Resto del Carlino
MODENA, 22/10/2012
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5 thoughts on “«Il fotovoltaico non è un affare» Incentivi azzerati dalle maxi bollette

  1. Invece comperare metano dalla Russia o dalla Algeria per bruciarlo e produrre miliardi di tonnellate di CO è un affare ed è ecologicamente migliore vero?
    Perchè costruire rigassificatori migliora l’ambiente marino?
    O forse sono meglio una mezza dozzina di centrali Nucleari??
    O bruciamo il carbone del Sulcis e ci respiriamo delle belle zaffate di zolfo?

    Per favore non ditremi più CHE COSA NON VOLETE…. sono stufo…. ditemi CHE COSA VOLETE per continuare ad alimentare i vostri frigo, i vostri congelatori, i vostri condizionatori, i vostri televisori, le mille luci, i polmoni d’acciaio, le TAC e le sale chirurgiche e tante altre cose che, forse non lo sapete, VANNO A ENERGIA ELETTRICA!!!

    Perchè senza i vostri 3 KW siete morti e tornate al Medioevo!!!!!! Anche se vivete in una fattoria in toscana e allevate cavalli e vi sentite “tanto verdi”…

  2. per la verità molti esperti già dal 2010 hanno scritto:
    radicale ridisegno della strategia italiana per le rinnovabili finalizzata al 2020
    é il modo che conta, nelle questioni complesse. Le domandine da bar sono per gli spiriti semplici

    Nel settore delle rinnovabili, e nel relativo sistema di incentivazione, assistiamo ad uno spettacolo indecoroso e sconcertante. Incentivi generosissimi, i più alti al mondo, hanno determinato una vera e propria “corsa all’oro” prima nel settore degli aerogeneratori industriali, poi, nell’ultimo anno e mezzo, anche in quello del solare fotovoltaico. A pagare sono gli italiani, naturalmente, attraverso le bollette elettriche, mentre sono praticamente azzerati i fondi per la ricerca, che pure gioca un ruolo assolutamente cruciale nel settore in oggetto, che necessita di un continuo progresso tecnologico. La stessa Autority per l’energia ha documentato una crescita esponenziale degli incentivi, considerati tra i “più profittevoli al mondo”, rilevando un crescente fenomeno di speculazione. Per non parlare, poi, dell’esplodere di inchieste giudiziarie che hanno documentato il coinvolgimento della criminalità organizzata nel business delle torri eoliche. In definitiva, anche le energie pulite sono divenute occasione per mostrare al mondo il nostro vergognoso ritardo culturale, il nostro annaspare nel campo della pianificazione territoriale, della programmazione economica e della modernizzazione tecnologica. Ora la bomba è esplosa e il Governo è costretto a correre ai ripari. E’ il momento, dunque, per cercare, finalmente, di riprogettare, dalle fondamenta, l’intera strategia italiana per l’energia, nel quadro generale degli obiettivi strategici fissati dall’Europa. Occorre partire dal traguardo temporale: il nostro orizzonte è il 31 dicembre 2020, non la fine dell’anno in corso. Dobbiamo dunque muoverci in una prospettiva temporale di medio-lungo periodo, e questo significa pensare in termini dinamici, con riferimento all’evoluzione dei prezzi. Perché, se teniamo conto della rilevantissima discesa dei prezzi registrata negli ultimi 3 anni nel settore fotovoltaico, e del probabile andamento che seguirà, allora ne deriva che scegliere di installare grandissime quantità di pannelli tutti adesso, subito, in pochissimi mesi, invece che in un arco di diversi anni, è un errore clamoroso. Dovremmo invece pianificare – sappiamo che in Italia il concetto è guardato con sospetto, ma nel campo ambientale-energetico è assolutamente indispensabile – un percorso più solido e credibile, prevedendo una progressiva, costante crescita di installazione di impianti fotovoltaici da oggi al 2020, in armonia con il parallelo calo dei prezzi che inevitabilmente arriverà, ed inoltre tenendo in considerazione che la dimensione, e quindi il costo, dell’incentivazione economica nel Sud e nelle isole, ove l’insolazione media è notevolmente più alta rispetto al Nord, può essere più contenuto, consentendo quindi ulteriori, significativi risparmi. Una strategia così orientata, fondata su basi di prudenza e sostenibilità, ci permetterebbe non solo di tenere in vita l’intera filiera legata al fotovoltaico da oggi al 2020, ma soprattutto di raggiungere, e superare, a fine 2020, i 30mila MegaWatt di potenza installata: una dimensione ben superiore rispetto ai modesti 8000 Megawatt che il governo ha fino ad oggi programmato.

    Quanto poi agli aerogeneratori industriali: dovrebbe ormai essere evidente a tutti che per l’Italia questa tecnologia energetica dai pesantissimi impatti paesaggistico-territoriali rappresenta una scelta a dir poco infelice. Anzitutto: la ventosità media in Italia è assai più bassa rispetto a quanto si registra nei paesi affacciati sull’Atlantico. Wind Power Barometer, l’osservatorio di settore della Comunità europea, ha valutato che l’Italia, che vanta la terza potenza eolica installata, è solo settima per produzione totale; questo perché una pala eolica in Italia produce circa la metà di quanto produrrebbe se fosse installata in Irlanda o in Portogallo. Il rapporto statistico del GSE 2010 indica che nel 2009 le ore di utilizzo equivalenti dell’intero parco eolico italiano sono risultate pari a 1336, in calo rispetto alle 1374 dell’anno precedente…!!! E gli Amici della Terra documentano che l’apporto delle torri eoliche ai consumi finali di energia può al massimo essere del 2%… Ma a quale prezzo, in ogni caso, otterremmo questi davvero modestissimi benefici energetici? Tenendo conto che le torri eoliche di oltre 100 metri d’altezza si vedono, senza particolari problemi, fino a 17/18 chilometri di distanza, pensare di continuare ad innalzare migliaia e migliaia di mega-ventilatori d’acciaio, ciascuno alto dai 100 ai 130 metri (più o meno come il grattacielo Pirelli…) sull’intera dorsale appenninica del Sud, nell’intero Molise, sugli altopiani siciliani o sardi affacciati sul mare, sulle magiche dorsali salentine affacciate su Otranto, Minervino, Gallipoli, Specchia – oltre che sulle distese meravigliose di uliveti secolari punteggiati di castelli rinascimentali e di masserie fortificate – o nel raggio di pochi chilometri da monumenti straordinari, di altissima rilevanza culturale, come Castel del Monte, la possente acropoli di Lucera, le aree archeologiche di Altilia-Saepinum e di Pietrabbondante, la Reggia di Caserta, i templi di Segesta e di Agrigento, ecc. ecc. ecc., non è solo sbagliato, è anti-economico, anti-costituzionale, assolutamente irragionevole, forse criminale. Perché il turismo in Italia vale infinitamente di più – qualcuno potrebbe negarlo? – rispetto a quanto potrebbero rendere alcune migliaia di torri eoliche. Perché l’Italia è un paese con poco vento, ma con il più importante patrimonio storico e artistico che esista al mondo, con il più alto numero di siti patrimonio dell’umanità per l’UNESCO, con le più importanti e spettacolari aree archeologiche del Mediterraneo. Perché la nostra Costituzione, nei suoi principi fondamentali, proclama solennemente, art. 9, che: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”. Continuare a sfregiare deliberatamente il nostro paesaggio con le torri eoliche industriali, fino ad un accanimento sadico ed irresponsabile, sarebbe dunque follia pura.

    Ecco allora, in conclusione, la nostra proposta:
    1. definire una strategia energetica nazionale seria e credibile che ci accompagni fino al 2020 e che assicuri assoluto rilievo, oltre alla crescita dell’energia rinnovabile, anche al risparmio e all’efficienza energetica;
    2. tenendo conto che la tecnologia degli aerogeneratori industriali di grande taglia è ormai matura, povera di prospettive, che comporta impatti devastanti sul paesaggio e può mettere a rischio la stessa salute umana e degli animali a causa delle emissioni acustiche a bassa frequenza, e che in Italia, causa la bassa ventosità, è oggettivamente scarsamente produttiva, mentre il solare fotovoltaico è senza ombra di dubbio la fonte energetica rinnovabile più altamente tecnologica e più promettente per il futuro, riconoscere, una volta per tutte, che la vera vocazione italiana è per il sole, non per il vento (non è un caso se i mulini a vento non appartengono alla tradizione italiana), secondariamente per idroelettrico e geotermia; quindi puntare la maggior parte delle nostre forze, e le risorse disponibili, sull’energia solare, in tutte le sue forme; di conseguenza, fermare immediatamente ogni ulteriore incentivazione per tutti gli impianti eolici industriali non ancora completamente realizzati e collegati alla rete, trovando forme di compensazione con i titolari dei diritti, per esempio attraverso premialità ed agevolazioni nel caso di traslazione dell’investimento nel campo del solare fotovoltaico; contemporaneamente, puntare, come detto, anche ad una grande crescita delle rinnovabili termiche e geotermiche e della bio-edilizia (al fine del raggiungimento della massima efficienza energetica nelle case e negli edifici); quindi, fare dell’Italia, davvero, il paese del sole e dell’innovazione tecnologica;
    3. deliberare una moratoria di un anno rispetto all’installazione/attivazione di nuovi impianti fotovoltaici. Questo tempo consentirebbe di definire parametri certi per l’installazione del fotovoltaico, oltre che sui tetti di qualunque tipo di edificio, sui capannoni, sulle fabbriche, sui distributori di carburante, sui parcheggi, ecc., anche a terra nelle aree urbanizzate o industriali, o in aree marginali rispetto a grandi centri di produzione industriale e quindi abbandonate dall’agricoltura e come tali censite in apposito mappe dalle Regioni, mentre ai singoli agricoltori andrebbe sempre consentita la realizzazione, anche a terra, di impianti di piccola taglia ad integrazione del proprio reddito personale. E di pianificare un programma di installazione di solare fotovoltaico crescente al decrescere dei prezzi, con progressione quasi esponenziale, prevedendo l’installazione della massima quantità di potenza fotovoltaica negli anni a ridosso del 2020.
    Sarebbe possibile così rispettare, oltre che l’obiettivo strategico energetico fissato dall’Unione europea, finalmente il dettato dell’art. 9 della Costituzione.

    • Bei numeri, letti in modo orientato all’obiettivo di difendere la pozione del sito ovviamente!
      Li condivido e non li contesto ma mi permetto di analizzarli diversamente.
      Innazitutto il prezzo dei pannelli è calato proprio per il loro esteso e crescente impiego… così come il prezzo delle auto è incominciato a calare quando la richiesta è aumentata e FORD ha iniziato a produrre con le catene di montaggio.
      Se si pianifica l’acquisto in venti anni le aziende si attrezzano per produrne molti di meno e i costi rimangono alti… è un classico esempio di lettura e valutazione di causa ed effetto al contrario..!
      Non serve una alta ventosità per le pale eoliche (che si scollegano in caso di forte vento) ma una ventosità costante e l’Italia ce l’ha (isole, montagne con valli profonde ed oriantate, crinali collinari)
      Il calo segnalato e sbandierato come un dato eclatante è inferiore al 3%… ridicolo in termini statistici!!!
      MA.. GRAVISSIMO.. NON SI DICE CON CHE COSA FAREMO L’ENERGIA CHE CI SERVE DA QUI AL 2020… ossia per 6 anni vivremo in apnea? Investiremo nel nucleare per poi chiuderlo prima di inaugurarlo?
      Saremno partiti male, alla rinfusa e alla italiana “Ognuno per se e DIo per tutti..!” ma siamo partiti, abbiamo recuperato la distanza da paesi che come l’Austria sono sul eolico e fotovoltaico da dieci anni (se non avete visto i campi di pale eoliche a perdita d’occhio attorno a Vienna non avete idea che cosa sia l’impatto paesaggistico… eppure li’ siamo nella civilissima Austria).
      La gente incomincia a considerarlo non una cosa da eccentirci esibizionisti ma una considerazione economica da valutare…
      E poi non ho capito… se siete contro l’eolico e il fotovoltaico, perchè diluirne l’adozione in più anni e non invece osteggiarlo? Perchè forse si crede che andando più piano si eviteranno danni ambientali? Io sono per il Si o per il NO sulle cose…. per me è NO al Nucleare e SI al fotovoltaico ed eolico… senza se e senza ma… che in Italia sono solo l’alibi degli aderenti al NIMY (Not In MY Yard), capaci di fermare le cose impanjatanasdole in discussioni, analsi, progetti alternativi, impatti ambientali e altro fino e renderle irrealizabili, dalla TAV al MOSE…
      Ovvio che il mio punto di vista ed analisi è opposta alla vostra… e non crdo cerdo di farvi recedere con queste mie poche righe da convinzioni profonde e puntellate da dati “scientifici” di opinabile e diversa interpretazione.
      Mi fa’ piacere discuterne… civilmente…! Io resterò della mia idea e voi della vostra… e speriamo che al nostro contatore arrivino sempre quei 3 Kw che ci permettono di definirci “moderni e civili” e non essere al livello del capraio Afghano…!
      Distinti Saluti!|

  3. CONCORDO pienamente l’analisi di ORESTE RUTIGLIANI e GIOVANNI DE PASCALIS,aggiungerei solo che il fotovoltaico deve essere vietato nei terreni fertili,onde evitare possibili equivoci e speculazioni. Osservo a chi mette dei dubbi che siamo contro le rinnovabili ho è in malafede ho ha interessi nel settore, non bisogna andare in AUSTRIA per vedere l’impatto paesaggistico dell’eolico industriale basta venire al sud in provincia di FG senza un vero ritorno economico per le popolazioni locali,questa e solo pura speculazione economica ,che tutti noi italiani finanziamo.
    SIAMO contro gli abusi ,non vogliamo che venga sottratto nuovo territorio”sopratutto se fertile per produrre cibo che tutto il mondo ci invidia” è in nome delle energie alternative si perpetui la nuova speculazione edilizia .

    • La storia del terreno fertile è un alibi debole come e più di quello degli uccelli uccisi dalle pale… credo ne uccida qualcuno di più le irrorazioni di antiparassitari o i cacciatori ma sembra che queste due cause non provochino alcuna reazione “verde”…
      Se si desiderano terreni fetili prendo ad esempio il comune dove vivo il 50% del mio tempo, un piccolo comune di 2000 Abitanti in provincia di Asti, nel Monferrato.
      Un paese agricolo e vinicolo (vini, nocciole, grano e granturco)… o perlomeno lo era.
      In cinquanta anni i terreni (fertilissimi e pregiati) coltivati sono passati dal 80% dell’area comunale a meno del 30%… boschi, gerbidi, strerpaglie hanno coperto colline e vallate.
      Se si desidera del terreno fertile venite pure qui a prendervelo,,, io ho venduto tre anni fa’ le mie ex tre vigne (posizione di cresta di collina, strada per raggiungerle, casotto in muratura) a meno di 3000 Euro all’ettaro… in Italia non mancano i terreni fertili, mancano le braccia, la voglia e la redditività per coltivarle… e non credo che una pala eolica sottragga più terreno agricolo di una centrale a metano, attorno si può seminare!
      Per l’impatto ambientale ho preso personalmente delle bellissime foto di incantevoli isole greche, antichi monasteri e scavi archeologici con sullo sfondo e nemmeno tanto lontane pale eoliche… per non parlare dello Stretto di Oresund (tra Danimarca e Norvegia) romantico e nebbioso… con la sua bella sequenza di pale eoliche da 40 Mw che lo attraversano…! Paesi civili no? Dove i progetti sono andati in porto senza sollevamenti popolari o azioni di ostacolo ad oltranza.
      Ma sono stufo di parlare a chi ribadisce le solite e trite giustificazioni senza proporre alternative ma solo ostacoli… questa è la mio ultimo post.. mi sgancio da un dialogo che è una semplice riesposizione delle proprie posizioni.

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