Carpignano Salentino: “Piantiamo querce che diano vita, no pale eoliche che la strappano”

(15 dicembre 2012) LECCE- I Comitati Civici e Ambientalisti del Salento lanciano un appello urgente alla Regione Puglia, ad ARPA, Asl, Provincia di Lecce, Corpo Forestale dello Stato, Soprintendenza, Comune di Carpignano e Comuni prossimi di Cannole, Bagnolo, Cursi, Castrignano, Martano, Melendugno, ecc., per la difesa del “paesaggio quotidiano”.

PIANTIAMO QUERCE CHE DANNO VITA E GIOIA DI VITA, NON PALE EOLICHE CHE LA STRAPPANO! “Abbiamo appreso della richiesta avanzata da ditte interessate, per la realizzazione di un nuovo mega impianto eolico dal gravissimo impatto ambientale, in aggiunta a quello già esistente, presente e operante, da alcuni anni in feudo di Carpignano salentino. Un nuovo impianto dagli sconquassanti inaccettabili additivi effetti di impatto sul territorio e sull’ambiente più in generale. Un territorio che ha già dimostrato di essere assolutamente non consono a tali impianti industriali, poiché prettamente agricolo-turistico-residenziale.

…Il mega eolico nel territorio di Carpignano salentino, possiamo qui dire, è in netto contrasto con le Linee Guida regionali, in più oggi minaccia l’unica area perfettamente vergine rimasta di ruralità e naturalità del feudo carpignanese. Anche allorquando si volesse immaginare, ragionando per assurdo, che alcune pale eoliche fossero ubicate o spostate ai margini di tale area di pregio e pubblico interesse carpignanese, riconosciuta nelle Linee Guida, la loro immensa altezza sarebbe sufficiente per incidere paesaggisticamente sulle aree di pregio, e sul loro paesaggio-cono visuale, come esattamente se fossero ubicate nella medesima area di pregio del feudo di Carpignano tutelato.

A rischio la preziosità del mosaico rurale della contrada di ubicazione, fatto di muretti a secco, antiche masserie, casali, incantevoli abituri rurali, anche recentemente restaurati, e divenuti importantissimi virtuosi agriturismi, trulli, monumenti megalitici, (dolmen, menhir, triliti megalitici), bucolici uliveti anche con olivi monumentali tutelati, cripte, tutto un complesso paesaggistico minuzioso che rende pazzeschi questi devastanti progetti, ed incostituzionali alla luce dell’articolo 9 della Costituzione Italiana che palesemente violano. Costituzione Italiana – Principi Fondamentali Art. 9. “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” . Così come vanno in contraddizione con la “Carta per il Paesaggio” Europea, strumento comunitario volto proprio alla tutela del paesaggio storico-naturale dell’Europa, che il nostro stesso Paese ha firmato e ratificato, e che è dunque attualmente in vigore, a corroborazione di quanto già sancito dalla nostra Costituzione.

A rischio anche gli habitat naturali di pregio lì presenti. Il feudo rurale di Carpignano è caratterizzata da roccia calcarenitica, muretti a secco e terre rosse, e flora di macchia mediterranea ad uliveti plurisecolari, con alberi di fico e opunzia, e altri alberi da frutto, con arbusti di lentisco (anche di dimensione arboree), Quercia spinosa (Quercus coccifera var. calliprinos), Quercia Leccio (Quercus ilex), fillirea, cisto, alaterno, rosmarino, Phlomis cretica, ginestra spinosa, asparago selvatico, edera, carrubo, Smilax aspera, Osyris alba, perastro, asfodelo, Scilla marina, orchidee selvatiche di innumerevoli specie ed ibride, ecc. ecc. con importanti formazioni di pregio di Cipressi mediterranei (Cupressus sempervirens) a varietà piramidale, ma anche orizzontale, Pino d’Aleppo e Pino da pinoli. Macchia mediterranea relitta, molto presente; soprattutto ma non solo “macchia cavalcante”, (“a sieponi” anche detta, così chiamata perché presente lungo i margini di strade, stradine e poderi, a cavallo dei muretti a secco di cinta). Si osservano numerosi boschi e boschetti che punteggiano tutta la zona. Sono boschi a prevalenza di Leccio (Quercus ilex, anche volgarmente chiamato Elce). Presenti poi anche pascoli rocciosi a vegetazione di tutelatissima pseudo-steppa mediterranea, impreziosita dalle presenza di innumerevoli specie e varietà di orchidee selvatiche.

Tutti habitat, questi, già comunque tutelati dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE, nei quali vivono anche rari anfibi, espressamente protetti negli allegati di questa direttiva, quali il Rospo smeraldino, il Rospo comune, nonché rettili altrettanto ivi protetti come il Cervone, ecc. E  persino ancora, sebbene qui più diffuse nei decenni passati, come ancora presenti nelle prossime aree costiere più protette, le Testuggini di Hermann, tartarughe terrestri della specie Testudo hermanni.

Si tratta anche di un’area dove sono presenti doline carsiche e laghi temporanei stagionali ad essi associati che ospitano anche, come ultimo rifugio, alcune specie di flora e fauna rarissime. Un habitat, ed un cielo, frequentato anche da numerosi uccelli protetti dalla  Direttiva Uccelli 79/409/CEE, tra cui innumerevoli specie di rapaci, tra cui persino l’Aquila minore (Hieraaetus pennatus); non mancano poi le iper-protette Cicogne bianche (Ciconia ciconia), e solo per citarne alcuni. Uccelli messi a serio rischio, come anche i chirotteri, proprio da queste pale eoliche, ormai notorie macchine falcidia–volatili.

…Non parliamo poi delle ricadute occupazionali sul territorio dell’ iper-automatizzato impianto eolico già realizzato, che a fronte del danno immenso che causa sulle locali attività, e dell’impiego di manodopera specializzata persino extra-comunale per la manutenzione, si può definire, “più che nullo”! Un danno che ha visto acquirenti di antiche masserie della zona, che volevano recuperare e restaurare, rinunciare alla caparra data e fuggire via una volta scoperta la presenza o l’intento di costruire un simile impianto. I valori dei terreni poi, contaminati paesaggisticamente dalla vista e dal rumore delle pale eoliche, sono letteralmente crollati. Fenomeno economico-antropologici che si stanno verificando ora anche nella porzione dell’agro del paese oggi interessato da questo secondo assurdo progetto qui in questione!

L’impianto eolico comprometterebbe anche  la qualità della vita e della salute dei cittadini a causa dei molteplici inquinamenti provocati da questi aerogeneratori: inquinamento acustico, elettromagnetico e visivo diurno e notturno; quello notturno, in particolare, causato dalle luci di segnalazione aeronautica poste in cima agli aerogeneratori per limitare quei rischi di impatto con aeromobili, che già in Sicilia hanno visto mortali impatti di elicotteri contro le pale…

Il progetto per l’impianto in questione rappresenterebbe nella sua autorizzazione, costruzione, esercizio, e ipotesi future di ampliamento, una violazione forte dell’articolo 32 della Costituzione Italiana che prevede da parte della Repubblica la tutela della Salute e della Qualità di Vita di tutti i cittadini.

 …Chi quantifica i danni provocati ai cittadini che hanno investito nell’agriturismo, facendo investimenti per il restauro a modo e rispettoso degli antichi immobili, e che si son viste disdire decine di prenotazioni in questi ultimi anni, quando i clienti, che avevano prenotato pernottamenti, camere, o che vi dovevano tenere i loro ricevimenti, hanno scoperto che prossime vi erano le alienanti “wind turbine” che avrebbero disturbato la pace cercata, e spezzato la magia-bucolica attesa?!

Si tratta di impianti palesemente anticostituzionali il cui molteplice impatto rappresenterebbe una violazione palese dell’articolo 9 della Costituzione Italiana che afferma che la nostra Repubblica tutela il  paesaggio storico naturale della Nazione e i suoi beni culturali, e dell’articolo 32 sulla tutela della salute e della qualità di vita dei cittadini.

Impianti così contraddittori da doversi definire “anti–ecologici”, e che negherebbero le economie virtuose di questo territorio fondate e da fondare sul turismo culturale, destagionalizzato e sulle attività di produzione silvo–agro–pastorali di qualità e di eccellenza in un territorio che chiede, proprio in nome dell’Ecologia vera e non strumentalizzata e speculativa, di essere rimboschito con essenze autoctone e coltivato con le salubri filosofie del biologico”.

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