ANCORA EOLICO? GRAZIE, BASTA COSI’!

Appello ai partiti e ai candidati delle associazioni ambientaliste Italia Nostra, Amici della Terra, Mountain Wilderness, Comitato Nazionale per il Paesaggio, Comitato per la Bellezza, Altura, Movimento Azzurro:

ANCORA EOLICO? GRAZIE, BASTA COSI’ !

Roma, 23 gennaio 2013 – In un recente comunicato stampa ANEV (Associazione nazionale energia del vento) e Legambiente si stracciano le vesti, perché i risultati delle Aste competitive al ribasso pubblicati dal GSE, preannuncerebbero effetti lesivi per il settore che potrebbe vedere da quest’anno il volume dei suoi affari diminuito del 75%. E’ successo che una quota del contingente previsto nelle Aste non è stato assegnato perché molti produttori non hanno potuto concorrere alla gara in quanto privi dell’affidabilità patrimoniale necessaria a ottenere il credito bancario richiesto. Il che equivale a una implicita ma inequivocabile dimostrazione del caos e della approssimazione che aveva caratterizzato fino a ieri l’“assalto alla diligenza” degli incentivi concessi alle energie rinnovabili, prelevandoli disinvoltamente dalle tasche degli italiani.

Al contrario, la notizia è stata accolta con soddisfazione da tutte le associazioni ambientaliste e dai movimenti spontanei che da anni combattono per ostacolare l’aggressione selvaggia al territorio e la irreversibile degradazione del valore identitario dei paesaggi italiani causate dalla selva di aerogeneratori che stanno sorgendo ovunque, anche in zone non favorite da una sufficiente ventosità, a esclusivo vantaggio di improvvisati ( e a volte anche malavitosi) produttori e dei loro accoliti. Nessuno è contrario, in linea teorica, al ricorso a fonti di energia “pulite” e rinnovabili; ma molte sono le perplessità sulle politiche messe in atto fino ad oggi in tale ambito, per quel che riguarda i costi e i benefici economici delle soluzioni adottate, l’eccesso di incentivazioni concentrate sulle rinnovabili elettriche con la sproporzionata proliferazione delle torri eoliche e dei pannelli fotovoltaici, la scarsa attenzione, in concreto, alle rinnovabili termiche, all’efficienza energetica, al risparmio, nonostante le riconosciute potenzialità di questi settori. La stessa Strategia Energetica Nazionale ha reso evidente che l’incidenza dell’eolico industriale sulla produzione di energia elettrica rimarrà comunque irrilevante. Tale da non giustificare i danni gravissimi che esso provoca all’ambiente naturale e al patrimonio culturale della Nazione. Senza parlare poi dei costi pesanti per l’intera comunità, in un momento di crisi. Per gli incentivi alle rinnovabili elettriche sono stati sottratti ai portafogli degli italiani circa11 miliardi, per il solo anno 2012. E il prelievo proseguirà per 20 anni con oltre 12 miliardi all’anno (6,7 per fotovoltaico e 5,8 per le altre FER, tra cui l’eolico in misura prevalente).

In un successivo documento pre-elettorale redatto da Legambiente, WWF e Greenpeace si chiede, tra molte altre cose, che il prossimo Governo torni a favorire oltre ogni misura i produttori di energia eolica e fotovoltaica; la richiesta è sostenuta da un ricatto occupazionale più che dubbio e attraverso affermazioni avventate che sfiorano il terrorismo. Secondo gli estensori l’aver finalmente cominciato ad imporre regole ragionevoli al settore delle energie rinnovabili soffocherà l’unica speranza di futuro per l’Italia. Le associazioni e i movimenti che sottoscrivono il presente documento su questo punto pensano esattamente il contrario e chiedono invece alle forze politiche di impegnarsi per azzerare ulteriori incentivi a nuovi o rinnovati impianti eolici.

Altura
Amici della Terra
CNP – Comitato Nazionale per il Paesaggio
Comitato per la Bellezza
Italia Nostra
Mountain Wilderness Italia
MovimentoAzzurro

Il “New Green Deal” di WWF e Legambiente: un buon affare solo per gli speculatori delle energie rinnovabili

Con la buona scusa della tutela dell’ambiente si vuole ancora una volta dare spazio ad una concezione predatoria delle energie rinnovabili, ponendo le basi per la definitiva distruzione del territorio italiano.

Viene fatto circolare in questi giorni tra le associazioni ambientaliste, onde ottenerne la sottoscrizione, un documento programmatico per la prossima Legislatura che si suppone, lette le tesi, prodotto dalle direzioni nazionali di WWF e Legambiente.

Il documento, a parte il capitolo introduttivo “New Green Deal la speranza per il futuro dell’Italia”, è perfettamente condivisibile. Anche troppo condivisibile, se ci possiamo permettere, perchè molto spesso unisce considerazioni ovvie e richieste utopistiche. Ma fin qui niente di male.

Questo documento è stato redatto, evidentemente, per coinvolgere TUTTE le associazioni ambientaliste italiane in uno sforzo comune nel meritorio tentativo di costituire una massa d’urto tale da condizionare i programmi delle forze politiche durante la campagna elettorale verso una maggiore attenzione per l’ambiente.

Però, appunto, c’è il paragrafo iniziale che svela la reale finalità dell’iniziativa.
hedge-fund-cartoonE questo proprio nel momento in cui è stato scongiurato il pericolo, contenuto subdolamente tra le righe della Nuova Strategia Energetica Nazionale che non è stata pubblicata per le dimissioni del Governo, di esplicitare in un documento governativo (e quindi vincolante), appunto di strategia nazionale, un obiettivo brutalmente quantitativo (130 TWh di energia elettrica obbligatoriamente prodotta dalle rinnovabili per il 2020 rispetto ai consumi elettrici nazionali di poco superiori alle 300 TWh ed in rapido calo a seguito della crisi economica), anzichè limitarsi a definire le metodologie da seguire, la qual cosa avrebbe, da sola, costituito un lavoro immane. Questo obiettivo esorbitante, che avrebbe aumentato del 50% in pochi anni l’attuale produzione elettriche da FER elettriche (compreso il geotermico ed il grande idroelettrico, che costituiscono, storicamente, la fonte principale dell’attuale produzione FER italiana) avrebbe anche rischiato di concentrarsi, essendo già esauriti i fondi previsti nella SEN per il fotovoltaico, nell’eolico industriale, ricoprendo rapidamente l’Italia con decine di migliaia di aerogeneratori giganti, con costi di incentivazione necessariamente superiori a quelli attuali.
huge wind farmE, ancora, questo documento compare negli stessi giorni in cui vengono pubblicati i risultati delle aste competitive al ribasso, secondo il nuovo meccanismo incentivante per ridurre la già insostenibile spesa ed il caos nella rete elettrica (nelle parole del documento che ne svela l’intento ultimo, cioè battere cassa: “nell’ultimo periodo si è messo mano agli incentivi in modo assolutamente sconsiderato, generando incertezza per gli investimenti e mettendo a rischio il settore.” Quale settore? quello della speculazione selvaggia?), che hanno svelato, essendo rimasta non assegnata una quota del contingente previsto, gli incredibili bluff dell’eolico industriale, con migliaia di MW di progetti già autorizzati per la costruzione ma che non si presentano alle gare per ottenere gli incentivi non avendo i proponenti una minima solidità patrimoniale, l’affidabilità per ottenere credito bancario e la capacità di operare nel lungo periodo. Il mantenimento sostanzialmente inalterato dell’entità degli incentivi fissati nella base d’asta rispetto ai certificati verdi degli anni trascorsi, ma spalmati su un periodo più lungo (circa 120 euro al MW per 20 contro circa 160 euro per 15 anni dei CV) ha inoltre implicitamente confermato il dubbio, ormai dimostrato da un recente studio dell’Università di Edimburgo sugli impianti eolici montati in Gran Bretagna e Danimarca negli ultimi quindici anni, che giudica verosimile un ciclo di vita di questi enormi aerogeneratori di 10-15 anni anzichè 20-25 come finora propagandato, con la conseguente necessità di nuovi sussidi da destinare a nuove macchine per sostituire quelle ormai usurate.

Con il primo paragrafo del nuovo, lunghissimo, documento (anche la collocazione dell’argomento è rivelatrice) le direzioni nazionali di Legambiente e WWF tornano alla carica per nuovi incentivi attraverso la fissazione di sempre maggiori obiettivi elettrici, che dovrebbero poi essere finanziati dalla comunità.

Insistiamo sulla formula “le direzioni nazionali” perchè le sezioni locali del WWF ed i circoli di Legambiente sono in prima fila nella lotta contro l’installazione di impianti eolici industriali sui crinali appenninici dove il poco (e comunque insufficiente) vento italiano si può intercettare ed in particolare nella difesa dei Siti Natura 2000 e dei SIC per i quali molti amministratori (ad esempio in Liguria ed in Toscana) vorrebbero una riduzione delle tutele onde permettere l’installazione degli aerogeneratori.

A tal fine si fa ricorso, nel documento, ad un miscuglio di arbitrarie affermazioni terroristiche (“il nostro Paese è in una delle aree maggiormente a rischio per gli effetti del cambiamento climatico e l’aumento degli eventi estremi”) e fideistiche (“la decarbonizzazione e l’uso efficiente delle risorse, dunque, non sono un’opzione possibile ma l’unica speranza di futuro per l’Italia”).

Questo proprio mentre giungono le sconfortanti conclusioni degli enormi sforzi, soprattutto europei, compiuti per adempiere agli obblighi del protocollo di Kyoto che hanno visto, dal momento della firma nel 1997 ad oggi, un aumento delle emissioni inquinanti globali del 50%, a dimostrazione che l’unico risultato concreto ottenuto da queste politiche utopistiche è stato spostare la produzione industriale dall’Europa all’Asia, dove si lavora senza il minimo rispetto per l’ambiente e per i lavoratori.

Questi enormi sforzi europei si sono concretizzati soprattutto, in Italia, con la distesa di sterminati campi di pannelli fotovoltaici su suolo agricolo e la posa di oltre 6.000 ciclopici aerogeneratori nelle aree più sensibili del Paese, per un costo complessivo, per il solo meccanismo incentivante queste inefficienti tecnologie, che nel 2012 ha abbondantemente superato i dieci miliardi di euro annui (alla faccia dei “provvedimenti spot”!), contribuendo al peggioramento della già grave crisi economica.
fotovoltaico-Casa-del-diavolo_secondo-impiantoA giustificazione di una simile spesa il documento parla (dopo avere stigmatizzato poco prima il “ricatto occupazionale”) di “oltre 241 mila nuovi addetti in un solo anno” nelle “tecnologie green”.

Una cifra del genere non solo è spudorata: è ridicola. Avrebbe fatto arrossire di imbarazzo persino un lobbysta (uno dei tanti, che non scherzano in fatto di spudoratezza) delle rinnovabili industriali oppure il politico italiano più propenso a spararle grosse in materia di promesse occupazionali. Noi, che abbiamo visitato gli immensi campi fotovoltaici e gli immani impianti eolici, non abbiamo mai visto nessuno che ci lavorava, se non gli operai impiegati inizialmente nei lavori di scavo e di impianto. Anzi, il settore ha proprio la caratteristica precipua di essere ad alta intnsità di capitale e non di lavoro, come invece si vorrebbe gabellare. In assenza di riscontri oggettivi (al contrario dell’argomento del rendimento degli impianti eolici e fotovoltaici che dimostrano gradi di inefficienza ridicoli incontrovertibili) si può sparare alto, senza vergogna. Riteniamo che i 241 mila (ma ci si rende conto di che cosa si sta parlando?) nuovi addetti in un anno non rappresentino neppure lontanamente il totale degli addetti in Cina, da cui provengono la gran parte dei pannelli, ed in Germania, da cui comperiamo a carissimo prezzo la maggior parte delle pale eoliche. L’anno scorso i flussi di capitali italiani verso l’estero (pur dimezzatisi dopo le follie dell’installazione di quasi 10 GW di pannelli fotovoltaici nel 2011), secondo la società di ricerca Bloomberg New Energy Finance, sono stati di 14,7 miliardi di dollari!
Le “pesanti azioni in senso contrario” sono sicuramente pesanti (e vanno ad aggravare il conto per la collettività nazionale) ma non sono in senso contrario: lo scandalosissimo e onerosissimo meccanismo del “capacity payment” serve a mantenere in vita gli impianti tradizionali che devono rimanere costantemente accesi, ma spesso non funzionanti, in funzione di back up per gli impianti FER intermittenti, che godono del privilegio della “priorità di dispacciamento” ma che per la loro stessa natura ed in assenza di una seria capacità di accumulo dell’energia prodotta, non rappresentano una alternativa agli impianti termoelettrici tradizionali, i quali hanno così bisogno di altri sussidi statali per poter sopravvivere e supportare il sistema parassitario alla rete costituito da eolico e FV. Quello degli incentivi smisurati alle rinnovabili elettriche (in realtà, come dimostrato, si tratta di puri e semplici sussidi di Stato), da cui discende anche il capacity payment, è perciò la causa prima  del “mantenimento dell’esistente” ed una ulteriore, assurda, ma prevedibilissima, conseguenza: dopo tante spese l’esistente rimane ancora del tutto necessario.

Stupisce in questo primo paragrafo dedicato agli incentivi, e fa pensar male, la totale mancanza di riferimenti agli incentivi non concessi con altrettanta prodigalità (quelli sarebbero davvero incentivi e davvero necessari per ridurre le emissioni inquinanti) al settore riscaldamento, ai trasporti ed al telelavoro.

Le conseguinti richieste di “road map” e “target settoriali” con l’obiettivo addirittura del 100% di rinnovabili entro il 2050 (niente meno!) vanno tutte nella stessa direzione.

Concludendo: il documento va benissimo tranne il paragrafo iniziale, che sembra emanazione della lobby dell’eolico (l’ANEV), con cui Legambiente e WWF hanno sottoscritto protocolli d’intesa per ottenere quei mostruosi risultati che vediamo girando nell’Italia meridionale, in Sicilia, in Sardegna ed ora, purtroppo, anche in Toscana.

Va anche troppo bene perchè, a parte il paragrafo iniziale che dimostra il totale asservimento alla lobby delle rinnovabili elettriche, rischia di essere, in quanto troppo generico e troppo utopistico, assolutamente inutile, se non per creare nuova pianificazione, nuovi indicatori obbligatori e nuova burocrazia. Ci si dovrebbe concentrare su pochi obiettivi e più realistici (come la tutela costituzionale e penale ed i provvedimenti contro il consumo di suolo) e ripensare un sistema veramente alternativo (che, nonostante le belle favolette che ci vengono ammannite, manca ancora, anche nella prospettiva di un futuro ragionevole) ai combustibili fossili, cominciando, per prima cosa, a spostare parte dei fondi che annualmente confluiscono nelle tasche della speculazione delle FER elettriche alla ricerca di base ed a quella applicata nel settore delle energie.

Per citare a contrario il documento: “l’Italia rischia di perdere ogni ruolo anche economico se non riuscirà a cambiare rapidamente”.

Piano del WWF: seppelliamo il mondo con i pannelli fotovoltaici

Il WWF propone di ricoprire l’1% dell’intera superfice mondiale (una cosa immensa, un milione e mezzo di chilometri quadrati ) di pannelli fotovoltaici.
Una follia assoluta! Oltre che una cosa totalmente irrealistica.
Les-Mees-solar-farm-the-b-004Lo “studio” del WWF è stato realizzato con la sponsorizzazione di FIRST SOLAR, grossissima azienda che ha realizzato i più grandi impianti fotovolatici su terreno, anche agricolo e naturale, e altre due aziende che si occupano di rinnovabili: 3TIER e FRESH GENERATION.

Il WWF propone di costruire gigantesche centrali fotovoltaiche in Indonesia, Madagascar, Messico, Marocco, Sud Africa, Turchia, e lo stato indiano del Madhya Pradesh.
Prendiamo l’Indonesia. In indonesia ci sono foreste, campi agricoli dove prima c’erano le foreste e città.
Il wwf pensa di ricoprire di fotovolatico circa cinquemila chilometri di territorio non urbano,non edificato, ovvero un quadrato di almeno 70 chilometri di lato.
Non basta.
In realtà si assisterebbe alla totale devastazione del territorio indonesiano, all’incentivazione della distruzione delle foreste, al consumo insensato di terreno agricolo. Poi servirebbero migliaia di chilometri di nuove linee ad alta tensione, strade, sbancamenti giganteschi. E poichè l’appetito vien mangiando…
Gli speculatori non aspettano altro.
Una catastrofe.


Pare il progetto di un membro della Confindustria non quello di una associazione che dice di tutelare la natura e la biodiversità.

Germania: + 12% costo energia elettrica per finanziare le rinnovabili industriali (eolico, solare e biomasse)

I cittadini tedeschi pagano ogni anno 20 MILIARDI di Euro per finanziare le rinnovabili, però il ricavato della vendita dell’energia prodotta con questi impianti è pari a poco più di un decimo dell’importo finanziato con i soldi delle bollette.

Mazzata sui cittadini tedeschi: +12% costo energia elettrica (ma a Monaco in certi casi si arriva a un + 15% e oltre) a causa degli incentivi alle rinnovabili.
Insomma, i cittadini finanziano la “bella vita” degli speculatori e in cambio subiscono pure gli scempi paesaggistici.

aumento-bollettaLa produzione di energie rinnovabili pesa per 17 miliardi di euro sulle tasche dei consumatori tedeschi. La ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung’ (Faz) pubblica i dati calcolati dalle quattro aziende tedesche impegnate nella produzione di energie rinnovabili (50 Hertz, Amprion, Tennet e Transnet BW), dai quali emerge che i finanziamenti pubblici sono ammontati lo scorso anno a 20 miliardi di euro, mentre la vendita dell’energia prodotta dagli impianti eolici, solari e della biomassa ha fatto registrare un incasso di soli 2,9 miliardi di euro.

Per finanziare la produzione di energie alternative le sovvenzioni pubbliche tedesche sono aumentate dall’inizio dell’anno da 3,5 a 5,3 centesimi per chilowattora, con la conseguenza di produrre un rincaro del 12% della bolletta della luce per i consumatori. Con i 20 miliardi di euro di finanziamenti concessi si è raggiunto in Germania un record assoluto, rispetto ai 17,1 miliardi del 2011 ed ai 13,1 miliardi nel 2010. La soglia di 10 miliardi di euro di sovvenzioni era stata sfondata nel 2009.

(La Repubblica): http://www.repubblica.it/economia/2013/01/07/news/germania_conto_salato_per_le_rinnovabili_ai_consumatori_costa_17_miliardi_all_anno-50053498/

Arrembaggio eolico: la distruzione paesaggistica della Capitanata.

Video inchiesta sulla catastrofe paesaggistica che si sta mangiando la Capitanata a cura della giornalista Rosalia Marcantonio di TeleBlu.

Descrive una delle più estese devastazioni territoriali causate dall’eolico industriale ad opera di una speculazione vergognosa e di una politica miserabile a tutti i livelli istituzionali, con il concorso di un penoso ambientalismo da scrivania.
La Costituzione dello Stato buttata nel fango con la scusa delle energie pulite e, oggi, con risultati che già ieri evidenziavamo con previsioni incontrovertibili nell’indifferenza generale.

Lipu Capitanata

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Speculazione eolico-industriale in Capitanata (Puglia)

Buon Natale ai sindaci che proteggono i territori

Come i sindaci di Soleto e Corigliano che lottano contro le speculazioni eoliche.

Non sono molti i sindaci e più in generale i politici che si impegnano per tutelare i territori a loro affidati. In un sud devastato dalle speculazioni eoliche non possiamo che accogliere con un sospiro di sollievo e con ammirazione l’impegno dei sindaci di Soleto e Corigliano d’Otranto, in provincia di Lecce, a lottare per non consentire la realizzazione di un mostruoso impianto eolico industriale che se costruito distruggerebbe in modo irreparabile l’identità culturale, paesaggistica e naturalistica dei territori da loro amministrati.
Speriamo siano di buon esempio per molti altri loro colleghi.

Riportiamo l’articolo pubblicato da leccesette.it

“Parco eolico tra Soleto e Corigliano, “santa alleanza” per difendere il territorio”

23/12/2012

I sindaci di Soleto e Corigliano si schierano a fianco delle associazioni ambientaliste contro la realizzazione del parco eolico, dando vita ad un’inedita alleanza.

Nella battaglia intrapresa contro l’installazione delle 20 pale eoliche, le associazioni ambientaliste e i cittadini di Soleto e Corigliano d’Otranto possono contare sul sostegno delle due Amministrazioni comunali. Un aspetto sicuramente insolito, se confrontato a situazioni simili vissute in altre realtà locali, dove ambientalisti e amministrazioni si guardavano da sponde opposte.

Il sindaco di Corigliano Ada Fiore (nella foto) ha partecipato alla manifestazione di domenica 16 dicembre nella quale sono stati piantati simbolicamente dei semi di ghianda sul terreno sede -secondo il progetto- dell’impianto: “La terra serve per piantare alberi -spiega il primo cittadino coriglianese- e non pale; vogliamo arricchire il territorio con ciò che può abbellirlo, non con ciò che può distruggerlo. Questo era il significato simbolico della manifestazione di domenica. Sia chiaro che non siamo contrari alle energie alternative, ma non accettiamo che venga stravolto il territorio e distrutta la nostra identità. Dobbiamo difendere ciò che ci è proprio, tutto ciò sul quale abbiamo costruito il nostro sviluppo, e lo stiamo facendo unitamente a soggetti, quali le associazioni ambientaliste, portatori di interessi collettivi legati alla nostra identità rurale. La nostra non è una posizione nuova; avevamo infatti già da tempo scritto e approvato un regolamento comunale che disciplinava l’installazione dei parchi eolici con potenza inferiore ad 1 mega”.

L’Amministrazione di Soleto non era rappresentata la scorsa domenica, ma la sua posizione si sposa perfettamente con quella espressa dai colleghi di Corigliano, come conferma il sindaco Elio Serra: “Condividiamo la preoccupazione della popolazione e degli ambientalisti in merito al possibile insediamento delle pale eoliche. Circa due anni fa, quando ci venne comunicata l’esistenza del progetto, questa Amministrazione diede parere negativo con una nota tecnica; la settimana prossima ufficializzeremo la nostra posizione in sede di Consiglio comunale. L’impianto dovrebbe sorgere nel punto più alto del nostro territorio e avrebbe un impatto assolutamente negativo dal punto di vista paesaggistico. Sosteniamo il ricorso alle energie rinnovabili, ma non in questo modo e non in quei determinati luoghi. Voglio ringraziare la mia collega Ada Fiore con la quale già in passato avevamo concordato una linea comune. Faremo nostra la loro delibera e proporremo le stesse motivazioni, così da muoverci all’unisono e senza discrepanze”.

In tempi di vacche magre, le royalty derivanti da un progetto simile potrebbero rappresentare una boccata d’ossigeno per le casse comunali ma le due amministrazioni hanno voluto ascoltare i loro cittadini e badare alla salvaguardia del proprio territorio. È nata così una “triplice alleanza” che potrebbe fungere da monito per le altre realtà locali -e non sono poche- che stanno vivendo esperienze simili.

Alessandro Chizzini 

(fonte: Belpaese)

Attacco alla storia, all’arte, al paesaggio della Puglia. Adesso sotto il “fuoco” della speculazione è finito Corigliano d’Otranto

Corigliano, il paese da copertina sfregiato dall’eolico

Il magnifico castello di Corigliano

Il magnifico castello di Corigliano

CORIGLIANO D’OTRANTO (LE)  – Saranno alte tra i 100 e i 145 metri e saranno impiantante in un’area vastissima, che corre dalla strada che va da Galatina a Corigliano, fino alla vallata che scende lungo la dorsale di Soleto.

Le 20 pale, per una potenza di 60 MW che dovranno sorgere qui, in Contrada Ghermita, sono uno spettro che si trascina da tempo, dal 2007, quando il progetto venne presentato per la prima volta dalla società ‘Nextwind’.

Un anno fa, il 2 dicembre 2011, è stato deciso di sottoporre il progetto a Valutazione di Impatto Ambientale. Ora, si giunge al capolinea. La società, infatti, la stessa che è stata messa in liquidazione e ora si è trasformata in ‘Etirya srl’ con sede a Roma, ha ottemperato alle prescrizioni imposte dal Servizio Ecologia della Regione Puglia e ad ottobre ha inoltrato al Comune di Corigliano lo studio sull’impatto relativo al progetto definitivo.

Ora, a 4 giorni dalla scadenza dei termini per presentare le osservazioni, neanche una ne è stata ancora depositata. E Corigliano affila le armi del contrattacco, visto che entro il 20 gennaio dovrà inviare il proprio parere.

Insostenibili – dicono gli Amministratori – le 20 pale ad un paio di km dal centro abitato, dal paese che per la sua bellezza è finito, proprio questo mese, sulla copertina delle rivista ‘Geo’. Si punta a rimarcare proprio questo nella delibera preparata per essere votata all’unanimità nella prossima seduta monotematica del Consiglio comunale. È il concetto di conservazione ad essere, soprattutto, sottolineato.

Se questo basterà a fermare l’avanzata del mega-eolico, nel primo Comune che si è dotato di un regolamento che ha regolamentato addirittura il mini-eolico, non è ancora dato sapere.

Certo, c’è un altro elemento che ai fini della valutazione, è bene rimarcare e lo fa la stessa azienda nella relazione dell’impatto visivo e paesaggistico: è quello relativo all’impatto cumulativo. Nel raggio di 10 km, infatti, ricadono già 5 aerogeneratori autorizzati a Zollino, 7 a Sternatia, 2 a Calimera, oltre a 3 dei 10 già in esercizio a Carpignano. Scusate se è poco.