L’eolico mortifica anche i capolavori del cinema italiano.

Piantagioni eoliche sopprimono l’identità della Nazione oltre a Natura e Paesaggio.

io non ho paura - eolicoAll’indomani della 70a edizione della Mostra del Cinema di Venezia, al Sud ricorrono 10 anni di un capolavoro cinematografico che, però, è scandalosamente omaggiato con la cancellazione dell’anima territoriale che ne fu ispirazione: alla devastazione di paesaggi, natura e storia perpetrati dell’eolico si aggiunge quella della cultura.

2003, nasce “Io non ho paura”, tratto dall’omonimo romanzo di Ammaniti. Una storia ambientata nel 1978, in un immaginario, minuscolo borgo pugliese e tradotta con gli occhi di un bambino. Il piccolo Michele di 10 anni, tra sentimenti ed emozioni, è alle prese con le angosce di un segreto più grande di lui: il rapimento di un suo coetaneo. Sullo sfondo è miscelata la drammaticità e la crudeltà degli adulti.

Con l’abilità di un grande regista, Gabriele Salvatores, proprio il Paesaggio e la Natura dei luoghi diventano essi stessi personaggi di una narrazione coinvolgente, perché l’ambiente “racconta cose che i personaggi in carne e ossa non esprimono” come lo stesso regista ha affermato in proposito.

Le immagini di grandi spazi, dosate con musiche suggestive, parlano anch’esse – afferma Enzo Cripezzi della LIPU di Puglia e Basilicata – e raccontano di un sud assolato e luminoso, naturale, dominato dall’oro dei campi di grano estivi. Il contorno di Nibbi reali e altri animali selvatici contribuisce incantare lo spettatore”. (a questo link sul canale youtube della LIPU di Capitanata, un estratto del film insieme a un assaggio della colonizzazione eolica).

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La Valle dell’Ofanto, com’era ai tempi di quando fu girato il film.

 Per le riprese, Salvatores aveva scelto i mosaici paesaggistici che lo avevano catturato e ispirato ai piedi del Vulture melfese, tra Basilicata e Puglia.
Campagne dorate, panorami ben conservati, infiniti, il vulcano del Vulture sullo sfondo, masserie e testimonianze della civiltà rurale. Era il luogo ideale per la location di una grande pellicola, con riprese ad altezza del grano e degli occhi dei bambini.

Il film si affermava, anche all’estero, come una delle pellicole più belle del cinema italiano. “Io non ho paura” veniva premiato dalla critica ma anche con riconoscimenti e nomination per regia, fotografia, sceneggiatura. Fino ad essere riconosciuto “Opera di Interesse Nazionale” dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali e poi essere candidato a rappresentare l’Italia agli Oscar.

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La Valle dell’Ofanto, com’è oggi.

 “Questi territori sono stati umiliati, subiscono un’aggressione sempre più estesa– continua Cripezzi – la valle dell’Ofanto con le campagne di Melfi e Candela dominate dal massiccio del Vulture, sono state vergognosamente amputate della loro bellezza grazie a una politica miserabile. Il versante pugliese incancrenito, quello lucano, in vista del Castello Federiciano che diede i natali alle costituzioni di Melfi, squallidamente condannato da altre decine e decine di megatorri in costruzione. E cosi non è risparmiata nemmeno la grandiosità del Vulture, assediata da cortine di pale enormi dopo migliaia di ettari già confiscati, assoggettati e degradati sul piano paesaggistico, naturale e storico nel Mezzogiorno”.Quindi, territori sempre più ampi, a perdita d’occhio, sottratti anche alla memoria e alla identità di un Paese incapace di riconoscere le vere ricchezze, con istituzioni complici di una colossale speculazione territoriale.

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La Valle dell’Ofanto, com’è oggi.

Ironia della sorte, il confine appulo-lucano tra le pendici del Vulture Ofantino e la valle Bradanica viene proposto come meta rappresentativa di questa location cinematografica.

Schizofrenicamente, da una parte si promuovono “Apulia Film Commission” e “Lucana Film Commission” per favorire l’industria del cinema al Sud, dall’altra si distruggono i beni più preziosi, funzionali, tra l’altro, all’ispirazione di opere cinematografiche !

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La Valle dell’Ofanto, com’è oggi.

Ed è solo un esempio: gli scenari del Sud hanno conferito pregio a molte altre pellicole famose ma inesorabilmente l’eolico, con le sue dimensioni sproporzionate e invasive, con il suo carattere degradante, sta ingoiando i territori del Mezzogiorno nell’indifferenza più irresponsabile.

Ancora una volta, l’ennesima – conclude Cripezzi –, pretendiamo uno stop immediato all’inaccettabile foraggiamento finanziario dello Stato per queste ulteriori mattanze territoriali, inutili e perfino dannose anche per la stessa lotta ai gas serra, come dimostrato con alternative inoppugnabili. In un momento di crisi come questo è ancor più imperdonabile, qualunque decisore politico dotato di buon senso direbbe BASTA. L’eredità immorale lasciata da centinaia di pale già disseminate è più che sufficiente per riflettere sulle follie compiute”.

LIPU – Coordinamento per la Puglia e per la Basilicata – 23.9.2013

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Gli Eco-Milionari tedeschi: un sacco di soldi a rischio zero

Una nuova classe di milionari si aggira per la Germania: i soldi li hanno fatti con le rinnovabili speculative, il conto lo pagano i cittadini.

Il mensile tedesco Capital ha pubblicato una interessante inchiesta (“Die neuen Öko-Millionaire“) su una categoria di nuovi ricchi germanici: gli imprenditori delle rinnovabili – eolico – fotovoltaico a terra – biomasse. Un piccolo esercito di privilegiati che, grazie alle nuove leggi che premiano chi opera nelle energie rinnovabili speculative, è riuscito nel giro di pochissimo tempo ad accumulare, complessivamente, miliardi di euro pagati dai cittadini tedeschi tramite le bollette della luce.

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198,5 metri di altezza e 900 tonnellate di cemento armato per le fondamenta.  Questo l’impatto sul territorio di una pala eolica “ultimo modello” .

Il trucco per diventare milionari è abbastanza semplice: basta trovare una banca che ti finanzi un impianto eolico, una centrale a biogas, un impianto fotovoltaico su terreno agricolo. Se hai un terreno a disposizione e dimostri di saperci fare la banca è ben contenta di prestarti un tot di milioni di euro per il tuo progetto. Tanto gli introiti sono garantiti per 20 anni dagli incentivi obbligatoriamente finanziati dai cittadini tramite le bollette della luce. Così dopo qualche anno puoi restituire alla banca il prestito con gli interessi e incominci a guadagnare veramente un sacco di soldi.

L’importante è non farsi troppi scrupoli. Consumi terreno agricolo? Chi vive vicino alla tua pala eolica non dorme sonni tranquilli? Il paesaggio va a farsi benedire? Le turbine eoliche nella foresta non sono il massimo per gli animali? Vabbè, che importa, lo stato dice che è tutto ok.

Gli Avventurieri Verdi.

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Simon e Jens osservano compiaciuti il “parco” fotovoltaico da loro edificato su un terreno ormai ex-agricolo. Posano assieme alle loro due nuovissime auto di grandissima cilindrata che si sono potuti comprare grazie agli ingenti guadagni fatti con l’impianto. Il crocifisso è l’unica testimonianza sopravvissuta del passato contadino che caratterizzava il luogo (Gesù sembra osservare la scena un po’ stranito).

Quest’anno i tedeschi hanno pagato 20 miliardi di Euro

per finanziare le energie rinnovabili.

Una parte di questi soldi è andata a impianti fotovoltaici che le famiglie installano sui tetti delle loro case per auto-consumare il più possibile l’energia auto-prodotta.
Il resto, che non è poco, anzi sono moltissimi denari, ha arricchito gli imprenditori verdi che guadagnano vendendo energia elettrica.  Intanto il costo dell’energia elettrica aumenta sempre di più e i conflitti tra chi paga e chi guadagna pure.

23030 – In Germania ci sono più di 23 mila pale eoliche.

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E se ne aggiungo sempre di nuove: dalle Alpi al Mare del Nord. Il contadino Georg osserva soddisfatto le fondamenta in cemento armato di una delle 4 pale eoliche che sta costruendo sui suoi terreni: ogni anno guadagnerà circa cento mila euro all’anno per ciascuna pala eolica.

7515 impianti a biogas.
foto002Sönke è uno dei tanti proprietari che guadagnano vendendo elettricità prodotta col biogas. Un impianto a biogas da 500 kilowatt fornisce un guadagno di 750 mila euro all’anno, al netto delle spese.

I re del solare: Simon e Jens.
foto005L’ultimo parco fotovoltaico che hanno costruito ha una potenza di 2 megawatt. Le loro due nuove auto hanno una potenza complessiva di mille cavalli. Prima di interessarsi di fotovoltaico sui terreni agricoli, Simon e Jens facevano i buttadentro in una discoteca.

foto004Esplosione di costi.
Nel 2000 il costo degli incentivi per gli impianti rinnovabili era pari a 1177 milioni di euro.
Nel 2013 il costo annuo degli incentivi, a carico dei cittadini, sarà pari a più di 20 mila milioni di euro. 20 miliardi.

foto007Il costo dell’energia elettrica per una famiglia tedesca.
Nel duemila il costo di un chilowattora era di quasi 14 centesimi (di cui 0,2 derivanti dal costo degli incentivi per le rinnovabili.)
Nel 2013 il costo di un chilowattora ha superato i 28 centesimi, di cui 5,3 da addebitare al finanziamento delle energie rinnovabili.

Il “New Green Deal” di WWF e Legambiente: un buon affare solo per gli speculatori delle energie rinnovabili

Con la buona scusa della tutela dell’ambiente si vuole ancora una volta dare spazio ad una concezione predatoria delle energie rinnovabili, ponendo le basi per la definitiva distruzione del territorio italiano.

Viene fatto circolare in questi giorni tra le associazioni ambientaliste, onde ottenerne la sottoscrizione, un documento programmatico per la prossima Legislatura che si suppone, lette le tesi, prodotto dalle direzioni nazionali di WWF e Legambiente.

Il documento, a parte il capitolo introduttivo “New Green Deal la speranza per il futuro dell’Italia”, è perfettamente condivisibile. Anche troppo condivisibile, se ci possiamo permettere, perchè molto spesso unisce considerazioni ovvie e richieste utopistiche. Ma fin qui niente di male.

Questo documento è stato redatto, evidentemente, per coinvolgere TUTTE le associazioni ambientaliste italiane in uno sforzo comune nel meritorio tentativo di costituire una massa d’urto tale da condizionare i programmi delle forze politiche durante la campagna elettorale verso una maggiore attenzione per l’ambiente.

Però, appunto, c’è il paragrafo iniziale che svela la reale finalità dell’iniziativa.
hedge-fund-cartoonE questo proprio nel momento in cui è stato scongiurato il pericolo, contenuto subdolamente tra le righe della Nuova Strategia Energetica Nazionale che non è stata pubblicata per le dimissioni del Governo, di esplicitare in un documento governativo (e quindi vincolante), appunto di strategia nazionale, un obiettivo brutalmente quantitativo (130 TWh di energia elettrica obbligatoriamente prodotta dalle rinnovabili per il 2020 rispetto ai consumi elettrici nazionali di poco superiori alle 300 TWh ed in rapido calo a seguito della crisi economica), anzichè limitarsi a definire le metodologie da seguire, la qual cosa avrebbe, da sola, costituito un lavoro immane. Questo obiettivo esorbitante, che avrebbe aumentato del 50% in pochi anni l’attuale produzione elettriche da FER elettriche (compreso il geotermico ed il grande idroelettrico, che costituiscono, storicamente, la fonte principale dell’attuale produzione FER italiana) avrebbe anche rischiato di concentrarsi, essendo già esauriti i fondi previsti nella SEN per il fotovoltaico, nell’eolico industriale, ricoprendo rapidamente l’Italia con decine di migliaia di aerogeneratori giganti, con costi di incentivazione necessariamente superiori a quelli attuali.
huge wind farmE, ancora, questo documento compare negli stessi giorni in cui vengono pubblicati i risultati delle aste competitive al ribasso, secondo il nuovo meccanismo incentivante per ridurre la già insostenibile spesa ed il caos nella rete elettrica (nelle parole del documento che ne svela l’intento ultimo, cioè battere cassa: “nell’ultimo periodo si è messo mano agli incentivi in modo assolutamente sconsiderato, generando incertezza per gli investimenti e mettendo a rischio il settore.” Quale settore? quello della speculazione selvaggia?), che hanno svelato, essendo rimasta non assegnata una quota del contingente previsto, gli incredibili bluff dell’eolico industriale, con migliaia di MW di progetti già autorizzati per la costruzione ma che non si presentano alle gare per ottenere gli incentivi non avendo i proponenti una minima solidità patrimoniale, l’affidabilità per ottenere credito bancario e la capacità di operare nel lungo periodo. Il mantenimento sostanzialmente inalterato dell’entità degli incentivi fissati nella base d’asta rispetto ai certificati verdi degli anni trascorsi, ma spalmati su un periodo più lungo (circa 120 euro al MW per 20 contro circa 160 euro per 15 anni dei CV) ha inoltre implicitamente confermato il dubbio, ormai dimostrato da un recente studio dell’Università di Edimburgo sugli impianti eolici montati in Gran Bretagna e Danimarca negli ultimi quindici anni, che giudica verosimile un ciclo di vita di questi enormi aerogeneratori di 10-15 anni anzichè 20-25 come finora propagandato, con la conseguente necessità di nuovi sussidi da destinare a nuove macchine per sostituire quelle ormai usurate.

Con il primo paragrafo del nuovo, lunghissimo, documento (anche la collocazione dell’argomento è rivelatrice) le direzioni nazionali di Legambiente e WWF tornano alla carica per nuovi incentivi attraverso la fissazione di sempre maggiori obiettivi elettrici, che dovrebbero poi essere finanziati dalla comunità.

Insistiamo sulla formula “le direzioni nazionali” perchè le sezioni locali del WWF ed i circoli di Legambiente sono in prima fila nella lotta contro l’installazione di impianti eolici industriali sui crinali appenninici dove il poco (e comunque insufficiente) vento italiano si può intercettare ed in particolare nella difesa dei Siti Natura 2000 e dei SIC per i quali molti amministratori (ad esempio in Liguria ed in Toscana) vorrebbero una riduzione delle tutele onde permettere l’installazione degli aerogeneratori.

A tal fine si fa ricorso, nel documento, ad un miscuglio di arbitrarie affermazioni terroristiche (“il nostro Paese è in una delle aree maggiormente a rischio per gli effetti del cambiamento climatico e l’aumento degli eventi estremi”) e fideistiche (“la decarbonizzazione e l’uso efficiente delle risorse, dunque, non sono un’opzione possibile ma l’unica speranza di futuro per l’Italia”).

Questo proprio mentre giungono le sconfortanti conclusioni degli enormi sforzi, soprattutto europei, compiuti per adempiere agli obblighi del protocollo di Kyoto che hanno visto, dal momento della firma nel 1997 ad oggi, un aumento delle emissioni inquinanti globali del 50%, a dimostrazione che l’unico risultato concreto ottenuto da queste politiche utopistiche è stato spostare la produzione industriale dall’Europa all’Asia, dove si lavora senza il minimo rispetto per l’ambiente e per i lavoratori.

Questi enormi sforzi europei si sono concretizzati soprattutto, in Italia, con la distesa di sterminati campi di pannelli fotovoltaici su suolo agricolo e la posa di oltre 6.000 ciclopici aerogeneratori nelle aree più sensibili del Paese, per un costo complessivo, per il solo meccanismo incentivante queste inefficienti tecnologie, che nel 2012 ha abbondantemente superato i dieci miliardi di euro annui (alla faccia dei “provvedimenti spot”!), contribuendo al peggioramento della già grave crisi economica.
fotovoltaico-Casa-del-diavolo_secondo-impiantoA giustificazione di una simile spesa il documento parla (dopo avere stigmatizzato poco prima il “ricatto occupazionale”) di “oltre 241 mila nuovi addetti in un solo anno” nelle “tecnologie green”.

Una cifra del genere non solo è spudorata: è ridicola. Avrebbe fatto arrossire di imbarazzo persino un lobbysta (uno dei tanti, che non scherzano in fatto di spudoratezza) delle rinnovabili industriali oppure il politico italiano più propenso a spararle grosse in materia di promesse occupazionali. Noi, che abbiamo visitato gli immensi campi fotovoltaici e gli immani impianti eolici, non abbiamo mai visto nessuno che ci lavorava, se non gli operai impiegati inizialmente nei lavori di scavo e di impianto. Anzi, il settore ha proprio la caratteristica precipua di essere ad alta intnsità di capitale e non di lavoro, come invece si vorrebbe gabellare. In assenza di riscontri oggettivi (al contrario dell’argomento del rendimento degli impianti eolici e fotovoltaici che dimostrano gradi di inefficienza ridicoli incontrovertibili) si può sparare alto, senza vergogna. Riteniamo che i 241 mila (ma ci si rende conto di che cosa si sta parlando?) nuovi addetti in un anno non rappresentino neppure lontanamente il totale degli addetti in Cina, da cui provengono la gran parte dei pannelli, ed in Germania, da cui comperiamo a carissimo prezzo la maggior parte delle pale eoliche. L’anno scorso i flussi di capitali italiani verso l’estero (pur dimezzatisi dopo le follie dell’installazione di quasi 10 GW di pannelli fotovoltaici nel 2011), secondo la società di ricerca Bloomberg New Energy Finance, sono stati di 14,7 miliardi di dollari!
Le “pesanti azioni in senso contrario” sono sicuramente pesanti (e vanno ad aggravare il conto per la collettività nazionale) ma non sono in senso contrario: lo scandalosissimo e onerosissimo meccanismo del “capacity payment” serve a mantenere in vita gli impianti tradizionali che devono rimanere costantemente accesi, ma spesso non funzionanti, in funzione di back up per gli impianti FER intermittenti, che godono del privilegio della “priorità di dispacciamento” ma che per la loro stessa natura ed in assenza di una seria capacità di accumulo dell’energia prodotta, non rappresentano una alternativa agli impianti termoelettrici tradizionali, i quali hanno così bisogno di altri sussidi statali per poter sopravvivere e supportare il sistema parassitario alla rete costituito da eolico e FV. Quello degli incentivi smisurati alle rinnovabili elettriche (in realtà, come dimostrato, si tratta di puri e semplici sussidi di Stato), da cui discende anche il capacity payment, è perciò la causa prima  del “mantenimento dell’esistente” ed una ulteriore, assurda, ma prevedibilissima, conseguenza: dopo tante spese l’esistente rimane ancora del tutto necessario.

Stupisce in questo primo paragrafo dedicato agli incentivi, e fa pensar male, la totale mancanza di riferimenti agli incentivi non concessi con altrettanta prodigalità (quelli sarebbero davvero incentivi e davvero necessari per ridurre le emissioni inquinanti) al settore riscaldamento, ai trasporti ed al telelavoro.

Le conseguinti richieste di “road map” e “target settoriali” con l’obiettivo addirittura del 100% di rinnovabili entro il 2050 (niente meno!) vanno tutte nella stessa direzione.

Concludendo: il documento va benissimo tranne il paragrafo iniziale, che sembra emanazione della lobby dell’eolico (l’ANEV), con cui Legambiente e WWF hanno sottoscritto protocolli d’intesa per ottenere quei mostruosi risultati che vediamo girando nell’Italia meridionale, in Sicilia, in Sardegna ed ora, purtroppo, anche in Toscana.

Va anche troppo bene perchè, a parte il paragrafo iniziale che dimostra il totale asservimento alla lobby delle rinnovabili elettriche, rischia di essere, in quanto troppo generico e troppo utopistico, assolutamente inutile, se non per creare nuova pianificazione, nuovi indicatori obbligatori e nuova burocrazia. Ci si dovrebbe concentrare su pochi obiettivi e più realistici (come la tutela costituzionale e penale ed i provvedimenti contro il consumo di suolo) e ripensare un sistema veramente alternativo (che, nonostante le belle favolette che ci vengono ammannite, manca ancora, anche nella prospettiva di un futuro ragionevole) ai combustibili fossili, cominciando, per prima cosa, a spostare parte dei fondi che annualmente confluiscono nelle tasche della speculazione delle FER elettriche alla ricerca di base ed a quella applicata nel settore delle energie.

Per citare a contrario il documento: “l’Italia rischia di perdere ogni ruolo anche economico se non riuscirà a cambiare rapidamente”.

Com’era bella la mia valle: piccola storia della devastazione paesaggistica della Daunia

Cosa accade quando in un territorio diventa preda della più sfrenata speculazione finanziaria travestita da energia verde? Cosa accade quando l’eolico industriale viene realizzato seguendo esclusivamente la legge del più stolto e avido? Ce lo racconta un testimone che ha visto sfigurare sotto i suoi occhi in pochissimo tempo la sua terra.
La nostra terra.

A Sud della provincia di Foggia, nell’agro del comune di Candela vi è una contrada divisa in poderi nati dopo la riforma agraria del 1950, tutt’intorno ci sono antiche masserie e si gode di un panorama unico nel suo genere. La natura ci circonda: a poche centinaia di metri c’è l’area protetta del fiume Ofanto, di fronte si erge l’imponente vista del bellissimo monte del Vulture e tutt’intorno ci sono i campi, campi a perdita d’occhio. Tanto per darvi un’idea: in primavera siamo immersi nel profumo dei mandorli fioriti e nei mille colori delle fioriture campestri, in primavera inoltrata e poi in estate i campi di grano virano dal verde mare al giallo oro (avete presente il bellissimo film di Gabriele Salvatores “Io non ho paura”?), in estate siamo circondati dal rosso dei pomodori maturi…

Lì per mia libera scelta di vita abito e vivo da sempre, perché mi piace la natura, mi piacciono i suoi colori, i suoi odori, i panorami, i suoi silenzi. Ho sempre pensato di vivere in un piccolo paradiso terrestre, ma i sogni belli, si sa, a volte possono interrompersi bruscamente.  Andò così.

Moltitudini di pale eoliche ricoprono intere colline

Il panorama degli altopiani dei monti della vicina Irpinia piano, piano, venne trasformato da torri eoliche che spuntavano imponenti come dei vulcani in eruzione; all’inizio, anche se la visione mi dava fastidio, pensavo “vabbè, sono lontani e producono energia pulita… “. Poi un giorno nella piazza del mio piccolo paese i discorsi degli agricoltori cambiarono improvvisamente, non si discuteva più di quanti quintali di grano o pomodori o asparagi erano stati raccolti, ma piuttosto di quante pale eoliche erano state promesse dagli “amici” (qui da noi il termine sviluppatore è sconosciuto).

Quando, all’inizio del 2006, cominciai a veder spuntare anemometri come funghi vicino alla zona dove abito mi allarmai e mi rivolsi al mio Primo Cittadino, il sindaco mi tranquillizzò: nelle zone rurali intorno alle nostre abitazioni non era prevista l’istallazione di torri eoliche.

Nel 2007 assistetti alla presentazione del Piano Regolatore degli Impianti Eolici (PRIE) comunale e percepii che le cose stavano in maniera molto diversa da come me le avevano prospettate: volevano costruire delle centrali eoliche proprio vicino alle nostre case. Presentai allora delle osservazioni al piano; le avevo anche fatte sottoscrivere da alcuni compaesani, andando casa per casa e rendendomi conto che molti ignoravano completamente la questione. Tutte le nostre osservazioni furono rigettate, sapete perché? Perché la giunta comunale non era persuasa dell’incompatibilità esistente tra i generatori industriali eolici (alti 130 metri con pale da 90 metri di diametro e potenza pari a 2000 Kilowatt – 2 Megawatt) e le vicine case rurali abitate da noi poveri cittadini.

Emblematico: il comune ci ha sempre detto che noi viviamo in una zona ad altissimo indice di abitabilità rurale, sta pure scritto nel nuovo PUG. Significa che si tratta di zone rurali con un indice di abitabilità molto alto rispetto alla media del comprensorio, però stranamente nei progetti di siti industriali eolici presentati alla regione Puglia (con l’avvallo delle autorità locali) dette zone vengono descritte come “zone con rare case abitate”.

Il futuro mega progetto eolico della Edison, che si estenderà per 20 km e attraverserà il territorio del nostro comune con un impatto devastante, non ha avuto nessuna osservazione contraria durante la fase istruttoria. Guarda caso, nella descrizione sommaria del progetto resa di pubblico dominio non era indicato che avrebbe interessato anche le zone rurali ad alto indice di abitabilità in cui viviamo. Così l’impianto ha ricevuto l’autorizzazione unica e sono state approvate ben 9 torri da 2 MW (alte 130 metri, con rotore da 90 metri di diametro) che verranno istallate nelle contrade Posta Fissa, Canestrello e Farascuso del nostro comune. Alcune torri sorgeranno a meno di 500 metri dalle case rurali abitate anche da famiglie con bambini. Nel mio caso a soli 150 metri dal confine dei terreni della mia famiglia e ciò mi impedirà, di fatto, per motivi di sicurezza di circolare e lavorare nei campi.

Ho dedicato molto tempo e, purtroppo, molti denari alla difesa dei nostri diritti. L’ho fatto anche a costo di passare per il solito Don Chisciotte. Ho dovuto affrontare con battaglie, e con la perdita anche di persone che credevo amiche, le cattive lingue ed il fango che solo nel nostro profondo ma bellissimo sud sanno appiccicarti addosso quando vai a toccare gli interessi dei soliti pochi, legati questa volta alla lobby eolica. Ma alla fine con la capa tosta che mi ritrovo sono riuscito a coinvolgere almeno alcune famiglie che verranno danneggiate da questo progetto e abbiamo presentato un ricorso al TAR. Purtroppo non sono riuscito a coinvolgere tutta la comunità rurale, peccato, perché il danno sarà collettivo.

Da qualche tempo le pale eoliche incombono sulle case di questa contrada, molte altre sono in arrivo…

In un contesto di crisi economica, con il settore agricolo al disastro, i cosiddetti “sviluppatori” hanno gioco facile. Quando essi si presentano agli agricoltori (specialmente se questi sono residenti solo sulla carta) e propongono loro degli interessanti canoni di affitto, ai proprietari terrieri non pare vero che possono guadagnare certe cifre rischiando nulla e senza lavorare, specialmente se vengono taciuti gli impatti negativi degli impianti eolici sulla popolazione.

D’altra parte in Italia prima sono stati concessi gli incentivi più alti del mondo e poi sono state fatte le norme attuative, non era difficile capire come sarebbe andata a  finire… Ora porci rimedio è difficile. Va a sciuppua l’uoss damocc a lu cuan, diciamo al mio paese: “È molto difficile togliere l’osso dalla bocca del cane”, specialmente se questo ha molta fame…

Senza programmazione non ci può essere lo sviluppo compatibile ma solo la speculazione economica di pochi ai danni della collettività e del territorio. Questo lo dice uno che non è contrario per principio alle energie rinnovabili, anzi le persone che vivono immerse nella natura sanno forse più degli altri apprezzare ciò che la natura offre gratis: il sole, il vento, l’acqua. Noi siamo solo contrari gli abusi e alle speculazioni.

Siamo continuamente bombardati a livello mediatico da notizie e opinioni che ci dicono che le energie rinnovabili sono verdi. Che eolico e fotovoltaico a terra sono tecnologie ecologiche, a zero impatto ambientale. Solo pochissimi sanno invece che i siti industriali eolici oltre ad emettere il normale rumore da movimento meccanico, udibile anche a chilometri di distanza, emettono rumori a bassa frequenza che danno vita a una serie di disturbi chiamati WTS – Sindrome da Turbina Eolica.

Da circa 2 anni nell’agro del comune di Ascoli Satriano hanno istallato un enorme sito industriale costituito da torri eoliche di grossa taglia della Daunia Wind, la nostra contrada è a poche centinaia di metri dal confine amministrativo, la mia casa è a circa 3 chilometri in linea d’aria dalla centrale eolica.

Le serate di primavera e soprattutto d’estate, di solito e quando possiamo, le trascorriamo all’aria aperta per poterci godere il calare del sole o lo spuntare della luna, e soprattutto, per contemplare i nostri pensieri nell’assoluto silenzio che solo chi vive in aperta campagna può godere. Però una serata serena di agosto, mentre ero assorto nei miei pensieri, vengo distratto da un sottile ma ben udibile rumore di sottofondo, molto simile al rumore di un treno che sfreccia sui binari udito a chilometri di distanza in aperta campagna. Be’ può essere… Così ho rivolto lo sguardo verso la ferrovia che collega la tratta Foggia con Potenza, a più di 5 chilometri di distanza, ma non ho visto nessun treno in transito. Una goccia di sudore fredda mi ha attraversato tutta la schiena: “Vuoi vedere che sono le pale eoliche?”, mi sono detto.

La sera dopo mi recai da due famiglie di amici che hanno la sfortuna di abitare a circa un chilometro e mezzo in linea d’aria dalle pale eoliche più vicine. Si sentiva chiaramente il brusio di fondo con il classico vrom-vrom, ma la cosa che mi colpì di più fu quando essi mi raccontarono alcuni dei disturbi subiti a seguito dell’istallazione delle torri eoliche: difficoltà nei collegamenti, sia col cellulare, sia con internet (da noi ci si può collegare a internet solo con le chiavette); pessima qualità visiva della TV che subiva uno “sfarfallamento” dovuto al roteare delle pale. Rimasi di ghiaccio al solo pensare alle conseguenze che avremmo subito noi quando sarebbe stato realizzato a meno di 500 metri dalle nostre case il progetto della Edison con torri alte 130metri!

Una foresta di pale eoliche sommerge le colline e minaccia le abitazioni

La maggior parte della popolazione locale non sente (ancora) il problema, a loro la cosa appare piuttosto lontana, sfumata.  Come dargli torto, si fa passare solo il messaggio delle energie pulite, a impatto zero, che danno un grosso aiuto economico alle disastrate economie locali. Basti pensare al tema che ha accomunato tutti i candidati nell’ultima campagna elettorale locale senza alcuna distinzione politica: l’argomento principale è stato l’utilizzo delle risorse ricevute dall’istallazione dei siti industriali eolici. Sono sempre state taciute le conseguenze negative che ricadranno sul territorio e, cosa molto più grave, si è fatto credere che le briciole che queste lobby elargiscono per i danni ambientali sono risorse immense.

In realtà i politici stanno svendendo il territorio – il nostro bellissimo sud – per un piatto di lenticchie e senza che ci sia un vero sviluppo economico per la popolazione locale. In un piccolo paese come Candela sarebbe bastata l’istallazione di una o due torri eoliche per avere abbastanza energia da soddisfare il fabbisogno locale e dare gli stessi ritorni economici che si avranno dagli impianti esistenti e previsti: un centinaio di pale eoliche, un impianto da 10 MW di fotovoltaico a terra già autorizzato e la centrale turbogas della Edison…

Siamo assediati dai progetti di siti industriali eolici, il nostro territorio comunale ha un’estensione piuttosto piccola, solo pochi giorni fa è stato autorizzato dalla regione l’ultimo progetto eolico, è quello della Far Power: si tratta di 13 torri di grossa taglia. Poi c’è quello incombente della Edison di 26 torri autorizzato da più di un anno. Nel nostro comune sono già state istallate circa 20 torri, ma è la massa immensa di progetti eolici già depositati a preoccupare. Se venissero approvati anche solo il 40% dei progetti presentati il paese volerebbe via considerata la piccola superficie del territorio comunale.

Il contesto che ci circonda è devastante: tutti i paesi del sub Appennino Dauno meridionale e dell’Irpinia posseggono già centinaia di torri eoliche ed il disastro paesaggistico è visibile anche da lontano. Il panorama che offre il nostro bel paese (una volta il paese dei colli Ameni) quando si arriva percorrendo la superstrada da Foggia è drammaticamente mutato, sembra che l’abitato abbia una spada di Damocle sulla testa… beh in realtà tante spade di Damocle.

Candela vista dalla superstrada FG/PZ, attraverso la caligine si vedono le spade di… Eolo incombenti sull’abitato

E questa la Puglia di cui il nostro Governatore ne va fiero? E questa la Puglia da cartolina che vorrebbe pubblicizzare a fini turistici? O non è forse questo un perfetto esempio di come si dilapida la ricchezza principale di una regione? Di come si cambiano brutalmente i connotati di un territorio e si stravolge la natura in nome delle energie rinnovabili?

Grazie, grazie molte… a nome dei tanti pugliesi che la Puglia la amano davvero  e continuano ad amarla nonostante tutto.

Flavio Santoro